Mi muovo tra sensi di colpa e battute che cercano la corretta opportunità nello scrivere questo testo, ci penso da giorni, spostandomi tra pensieri che mi risuonano in testa, voci infangate da suoni cupi che compongono un disegno che sa di non possedere solo diritti: non sono l’unica al mondo a stare male mi ripeto. Ma poi la testa non si ferma, penso e ripenso ed eccomi qui, a dire la mia, al peso che la malattia carica su di me, la sclerosi multipla che mi mette allo stremo, a mamma e i suoi gravi problemi di salute, al dolore per papà che è volato lontano via da noi. Tutti e quattro in famiglia stavamo da tempo a bordo di un vascello malfermo, ce la facevamo però, insieme, con un equilibrio rintracciato a fatica che ci manteneva comunque a galla, alla ricerca di spazi sempre ritrovati, fuori, aperti e non solo dentro le pareti di casa come adesso. Per la prima volta penso a cosa sarei io senza la sm, senza la malattia di mamma, certo che il dolore per papà sarebbe lo stesso grande, ma noi saremmo diverse; io avrei continuato col lavoro e con ogni certezza noi staremmo insieme con maggiore leggerezza, guiderei ancora, andremmo fuori per un caffè al volo, una sosta dalla parrucchiera, una spesa che sgraverebbe Luca, andrei fuori per una pizza con le amiche, mamma a casa anche da sola potrebbe abituarsi a una solitudine lenta, pesante ma possibile da superare, senza dimenticare i sentimenti certo, ma disposta a vedere a domani, lasciando anche papà più sereno, lo so. Ma la malattia quando batte, batte ancora più forte del possibile, incidendo dentro il peso di una pugnalata che trafigge il cuore facendolo sanguinare senza sosta.
Senza sosta
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela