Convivenza stretta, continua, quotidiana, silenziosa, oppure pilotata attorno a chiacchiere sempre uguali, noiose, ieri come oggi, ora dopo ora. Io e mamma, due caratteri potenti, disposti a tutto per imporre la propria ragione rispetto quella dell’altra. Mettiamo in campo le reciproche malattie per fermare ogni segnale di comunicazione: i nostri disturbi, differenti, ma allo stesso modo pesanti fanno leva su una competizione che pretende ragione a discapito di tutto, quando non c’è diritto alcuno, in particolare. Ecco come sono le nostre giornate, avvolte da un richiamo che dopo l’addio a papà si è amplificato assumendo figure che stringono i nostri respiri. Ci ragionavo ieri e vedevo la vecchiaia di mamma che si fa purtroppo largo e la mia insofferenza a tutto, quella che non si blocca avvolta come sono da una sclerosi multipla – la maledetta – che aggiunge a ciò che vede tracce di fatica. Dove ci condurrà questo niente? Lo stesso che quelle poche volte che ho liberato con uscite solitarie (due, tre?) ha prodotto esiti amari, lacrime anche, richieste di abbracci vestiti da fastidiosi e inspiegabili perché. Addirittura i libri ho messo da parte per non alzare troppi muri di divisione preferendo prove di incontro seminate però al vento senza piacere da vivere insieme. Ma a che serve mi chiedo se poi l’esito scrive giornate generate attorno a pochi sorrisi, spesso neri, ore variabili tra passaggi anche prepotenti messi in linea su canali avversari? Tutti i giorni, stesso meccanismo, in gran parte senza parlare, l’abitudine al dialogo non l’abbiamo mai avuta, è vero, e così ci lasciamo trascinare da un vuoto che fa male. Dovremmo risolvere, ma è dura, da parte mia, da parte sua.
Va risolto
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela