Ecco che ritorno qui, l’ho già scritto come mi sento, troppo spesso, in molti frangenti, in quei momenti che pungono e che farebbero venir voglia di scaraventare tutto in aria. E invece sto zitta, per carattere, per bisogno, per incapacità, per piena consapevolezza dei miei limiti, per mancata comprensione delle ragioni che stanno alla base di ogni dettato. Sono i frangenti Malaussène, quelli in cui in famiglia mi vestono da capro espiatorio, come ieri sera, quando le urla me le sono sentite rovesciare tutte addosso, all’improvviso, da destra come da sinistra, senza capire il perché. Mi sono serrata nel silenzio allora, non avevo di che ribattere del resto, mi mancava la voglia di farlo soprattutto, quindi ho riportato a bordo i remi della barca per fermare ogni navigazione e mi sono accovacciata sul divano. Pensando a papà che in casa vestiva i panni di sua Maestà Malaussène: Pennac conoscendolo avrebbe reso i suoi romanzi migliori per riferire come proprio noi lo si trattasse troppo spesso, senza perché, con quei modi spicci che al pensarci oggi mi fanno piangere di un dolore che mi lacera dentro.
Ancora Malaussène
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela