Pausa caffè

La mattina qui da me con mamma ci celebra una pausa per il caffè, quello casalingo a suon di moka, lo approvo certo, anche se preferirei berlo al bar, mi piace di più, ma va bene anche così. Mi chiedo spesso com’è il gusto di quello delle macchinette casalinghe, devo averlo anche provato da qualcuno che conosco, non ricordo la sensazione che mi ha dato, forse mediocre. Sono certa di aver sempre gradito, invece, il sapore di quello in arrivo dai sistemi allestiti nei luoghi pubblici: scuole, ospedali e spazi di lavoro. L’ho provato quasi sempre insieme alle colleghe con le quali ho trascorso le pause dal lavoro, quelle che rinfrancavano le mente tra una pratica e l’altra. All’inizio, quasi trent’anni fa, quando la sclerosi multipla era ancora solo roba mia, un segreto che mi sembrava, l’illusa, di mantenere silenzioso tra me e me, con la mia collega del tempo scendevo al piano inferiore, in ascensore, e davanti alla macchinetta, giorno dopo giorno, ci si beveva il nostro caffè, tra chiacchiere, risate, consigli. Segue un cambio professionale, altro ufficio, nuove colleghe, per andare alle macchinette del caffè adesso serve un braccio fermo cui poggiarsi, perché i passi si sono fatti incerti, la sclerosi multipla punge, tutto traballa, resta buona solo la pausa con le amiche. Nuova pagina ancora, il lavoro adesso si fa sopra una sar, il caffè segue le sue ruote per raggiungere la macchinetta, arrivata faccio qualche discorso coi colleghi che incontro, quando lo finisco volto direzione e raggiungo la scrivania, si comincia col lavoro. Fino a oggi: tutte le mattine con mamma c’è quello della moka che si fa piacere lo stesso, è un momento solo nostro uno spazio per recuperare tempo e ricordi.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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