A piedi nudi nel parco

L’altro giorno parlavo con un’amica e, tra una considerazione e l’altra, è uscito il racconto delle richieste rimbombanti di sua figlia, quasi donna ma ancora ragazzina, che pone con strepito sul piatto dei suoi desideri l’acquisto da parte della famiglia di un paio di sneakers – scarpe, sia mai infatti che le chiami in modo tanto banale – che grosso modo costano cinquecento euro. Ah però. Ricevuto il no risoluto, fermo, robusto e vigoroso dei genitori che la invitavano invece a scegliere un lavoro da svolgere in una delle numerose attività proposte dall’estate jesolana tale da poter sfilare dal capello personale del suo stipendio il denaro sufficiente per assolvere ai suoi capricci, lei ha cominciato a schiamazzare per casa sostenendo che tutti, ma proprio tutti, dai compagni di classe agli altri amici, ai piedi portano quel tipo di sneakers – scarpe, sì ecco appunto, vale come sopra – e potrebbe essere pure vero. Poi il ricordo è andato alla nostra di giovinezza, quella targata anni Ottanta, il decennio del primo respiro di tranquillità sociale e pure economica che non andava a braccio teso con una ricchezza abbondante e comune ma di benessere più diffuso questo sì. Quel periodo storico diede vita all’epopea dei paninari milanesi di cui si parlava ovunque, e forse con invidia da parte di noi adolescenti. I nostri genitori li ascoltavano i racconti che facevamo ed erano spesso portati anche a soddisfarli con qualche piccolo sfizio concesso. Ricordo che a me fu regalato un paio di scarpe super mega griffate che mi durarono in ogni caso dai tre ai quattro inverni, tanto per dire, ma anche un capo spalla per l’inverno che trovai solo di un orrido color viola perché era l’unico disponibile nel negozio che lo vendeva. Contraddistinto sulla spalla da un pessimo contrassegno che era impossibile non notare – si trattava del suo suo pregio principale del resto -, avrebbe dovuto proteggermi dal freddo umido dell’inverno del Nordest ma il tessuto di cui era fatto, solo vagamente imbottito, cadeva largo lungo il corpo, le maniche erano troppo ampie e ci passava aria, la chiusura lungo i fianchi era ampia e vale come sopra, solo il collo in velluto poteva dare una qualche certezza di protezione in un corpo ormai congelato però. Ma la moda, vuoi mettere? E anche in questo caso indossato per anni, gelo compreso. Mica colpa dei miei genitori, mica in malafede loro, mica poco attenti alle mie di necessità, dare significato al valore del lavoro che porta il denaro è altro rispetto al capriccio. Se ci ripenso torno indietro e per gli stessi soldi mi farei comprare un cappotto di lana calda e pesante, di un colore accettabile. Ma a quindici anni mica lo senti il freddo se sei uguale agli altri.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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