Giovani, credere sempre in voi

Chiara Ferragni presenterà il prossimo Sanremo, lo ha detto Amadeus, al Tg1. Notiziona insomma, passata in prima serata dalla Tv di Stato: siamo solo dentro una guerra in fondo, una pandemia che non sembra voler abbassare la cresta, per non parlare di una siccità dai tratti epocali e drammatici. Ma certo il problema non è la la Ferragni contro cui non ho niente è solo che la prima pagina l’avrei voluta dedicata al fatto che la senatrice a vita Liliana Segre l’ha invitata nella sua casa milanese per raccontarle le vicende che l’hanno vista soccombere in prima persona sotto la scure dell’Olocausto durante la Seconda Guerra Mondiale. L’intenzione della senatrice è quella di presentare al pubblico giovanissimo che segue la fashion blogger quel periodo storico drammatico che ha sporcato di sangue, dramma e morte il secolo scorso. Chiara Ferragni ha accettato l’invito e nel suo profilo Instagram ha inserito l’immagine dell’incontro, una testimonianza che segna il contatto diretto di due pagine storiche che rischiano di perdersi di vista: il Novecento degli anni Quaranta, della Seconda Guerra Mondiale, del Nazismo, della morte nei campi di sterminio e l’oggi che vede come protagoniste le generazioni più giovani che forse quel momento di storia rischiano nemmeno di conoscerlo. La senatrice a vita ha proposto alla blogger una visita, subito accettata, al Memoriale della Shoah, quel Binario 21 della stazione centrale di Milano da dove partivano i treni diretti ai campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau e da cui anche lei ancora adolescente è stata drammaticamente spedita a causa delle sue origini ebraiche. Liliana Segre ha voluto coinvolgere Chiara Ferragni per riuscire attraverso la sua sensibilità a fare breccia sulle nuove generazioni, le stesse che potrebbero ignorare un passato che non ci si deve permettere di dimenticare anche in considerazione di un presente che si sta macchiando di una nuova guerra scoppiata nell’Europa dell’Est e che non sappiamo bene che direzione stia prendendo. Ma poi arriva questa mattina, esame di maturità 2022, nuovamente in classe dopo due anni, prova di italiano, esce la traccia necessaria, richiesta di commento a La sola colpa di essere nati, il libro scritto dalla Senatrice con Gherardo Colombo. Il risultato? Questo Ministero, ragazzi, ha creduto in voi, e ne sono felice.

Ahimè

Da tempo mi riprometto di tornare ad essere presente di più su queste pagine perché ci tengo molto, credo di averlo già scritto comunque. Ma davvero non sono così tanto lavativa come sembra, o meglio lo sono ma non troppo, sono pigra da morire e questo ben si sa ma va detto anche che in questi ultimi tempi mi sono ritrovata coinvolta da qualche impegno in più da portare a termine perché alle promesse di collaborazione fatte mica si può dire no. Del lavoro credo di aver già detto, un part time che coinvolge come un tempo pieno di fatto, almeno dentro la mia testa, vai a capire la ragione, forse perché per me tutto è faticoso, mi sembra di più rispetto agli altri, o meglio mi giustifico così. Del Covid che chiude in casa credo di aver già ampiamente detto, ma che forse sia una giustificazione? E allora che facciamo, Cinzia, la troviamo una via d’uscita che porti a dare un senso di normalità alla tua vita. Che poi di normalità ha davvero ben poco lo si sa, nessuno lo mette mica in discussione ma vale lo stesso la pena di darsi una mossa, quindi via, e cerca una via d’uscita: almeno torna qui, su queste pagine che hai aperto con tanto amore e voglia di farcela perché scrivere sicuro che ti piace. Invece lo hai fatto diventare pesante e pure noioso da fare e figuriamoci se non da leggere. Non ci credi più neanche tu? Non credo visto che ci rimani molto male al solo pensarci.

In prima pagina

L’Italia non parteciperà ai Mondiali di calcio del 2022. Occasione persa per divertirsi un po’, ma la squadra non ce l’ha fatta. L’Italia non ha partecipato nemmeno ai Mondiali di calcio del 2018, quattro anni fa. Fallimento sportivo che ha scritto una pagina nera nel medagliere della nostra nazionale. In tempi di Covid che non accenna a mollare la presa, la guerra In Ucraina, ben vigile e in prima linea, una notizia del genere però avrebbe meritato ben oltre l’ultima pagina di ogni giornale e tg. Ma figuriamoci se va così in un paese dove il calcio assomiglia a una filosofia, ma meglio che molli qui la presa per non rischiare di vestirmi da vecchia saputa-saputella solo perché io il tema lo guardo dall’alto del pieno disinteresse. Vabbè, passo oltre. Perché infatti tutti i media ne hanno parlato tanto con toni che mi hanno prima stupito e alla fine del tutto infastidito. Stiamo vivendo un periodo storico drammatico e tutto quello che accade oltre non merita nessuna grossa attenzione. Certo la vittoria agli Europei di quest’estate è stata una bella parentesi ma ora come ora oltre al Covid ancora qui abbiamo anche una guerra che incombe sopra di noi, non credo che possa essere considerato un grande dramma la nuova bolla vuota della nazionale ai Mondiali. Liberi di dirmi che è fin troppo facile per me: io che a 10 anni ho vissuto l’inaspettata felicità dell’Italia del 1982, quella dell’indimenticabile Paolo Rossi e dell’urlo magico di Marco Tardelli dopo il gol contro la Germania e che per giunta, un po’ più grande, nel 2006, ha potuto godere di un’altra Coppa del Mondo alzata verso il cielo dai nostri. Tutto verissimo ma continuo a credere che dopo due anni di pandemia che non ha l’aria di essere passata e una guerra che ci guarda non proprio da lontano, anzi, non credo siano i Mondiali mancati a essere la rovina più grave che siamo costretti a subire. Detto questo speriamo invece che sia tutto il resto a risolversi, è questo genere notizia che vorremmo leggere in prima pagina. Scusatemi se mi permetto.

Tutto questo non ha ragione

Una copia inversa del secolo scorso ecco cosa mi sembrano i primi vent’anni di questo millennio: se per i primi due decenni del ‘900 i libri di storia raccontano di una guerra dai tratti mondiali a che si porta appresso un’epidemia gravissima, oggi parliamo di una pandemia arrivata da Oriente che ci ha travolti – e chissà se è finita – cui sta facendo seguito una guerra scoppiata alle prime luci dell’alba di oggi in Ucraìna. Ecco che torna in ballo la mia di generazione, quella nata tra anni ’60 e 70, la più fortunata, quella che ha portato a termine la maggior parte dei propri progetti senza troppi ostacoli davanti a sé, certo ci siamo beccati le BR, gli anni del terrorismo, i drammi della Mafia, Tangentopoli, l’ego smisurato di qualche politico internazionale che certo un po’ di paura ce l’ha messa come le Torri Gemelle, gli attentati in Francia, niente di buono di sicuro ma tutto avvolto da un alone di una certa sicurezza che chissà da dove veniva, forse anche da un po’ di inconsapevolezza. Ma i tratti di quello che sta succedendo da oggi, con Putin drammatico protagonista e il suo discorso che dichiara l’inizio della guerra, fanno davvero paura. E penso ancora alle nuove generazioni, mi preoccupa molto l’ennesimo taglio pesantissimo che stanno subendo. Stamattina il risveglio, accidenti, quanto duro è stato per tutti noi. L’annuncio di guerra di Putin, le bombe russe verso l’Ucraìna e poi le dichiarazioni contro di lui di Biden, Ursula von Der Leye, Steinmeier, Macron, del nostro Draghi che parlano tutti di immediate sanzioni economiche contro la Russia che chissà quali conseguenze avranno. Solo brividi quando il presidente ucraìno ha chiesto ai suoi cittadini di arruolarsi, presentare soldi allo Stato, donare sangue, scendere in piazza armati, il paese è in guerra ha detto paragonando la Russia alla Germania nazista. Si è rivolto in lingua russa anche alle popolazioni governate da Putin: “È un nazista non diverso da Hitler – ha detto loro – prendete le distanze da lui, stiamo vivendo tutti stesso pericolo”.

Latino e greco, sempre loro

Ho saputo di una storia che mi ha commosso. Un gesto apparentemente semplice, un incontro tra generazioni estreme che ha investito di partecipazione e sorrisi tutte e due. A Roma davanti al liceo classico Torquato Tasso, uno dei più autorevoli della capitale, c’è una Rsa, le finestre delle aule e quelle delle camere della struttura per anziani si affacciano una davanti all’altra. Un certo giorno i giovani liceali appena entrati in classe intravedono alla finestra della Rsa una signora che guarda l’esterno, la salutano con la mano, lei risponde con un sorriso, questo scambio di rispetto da una parte e autentica gioia dall’altra diventa un appuntamento fisso anche se breve, i ragazzi devono sedersi ai banchi appena entrano in classe i prof, la signora si muove verso le sue di abitudini quotidiane. Ma giorno dopo giorno l’appuntamento diventa un’abitudine e l’entusiasmo sale da parte di tutte e due le parti, gli alunni del Tasso confezionano anche cartelloni con cuori e disegni che espongono alle finestre, la signora si presenta tutte le mattine con gioia crescente. Su richiesta dei giovani liceali il dirigente del Tasso è spinto a contattare la direzione della Rsa per cercare di organizzare un incontro tra la signora e i ragazzi ma c’è il Covid di mezzo, Skype è l’umica soluzione: accettata da entrambe le parti, ovvio che sì. La signora ha 93 anni, è brillante e chiacchierona, i liceali ne hanno circa 17 e salutano con grande rispetto la nonna che hanno adottato con un gesto che vale la pena solo di ammirare. Due generazioni che stanno pagando il Covid con un peso troppo gravoso ma con la voglia di essere lì l’una per l’altra. I ragazzi li ho ammirati perché questi due anni per loro sono stati gravosi, uno strappo alla giovinezza che non si ricucirà né recupererà facilmente, eppure hanno trovato il tempo e la voglia per correre in soccorso all’ultima fase della vita di una signora che doveva meritare di terminarla più serenamente. Però lo devo dire ancora una volta: liceo classico, latino e greco, tanta fatica, tantissima, ma i risultati poi si leggono in quelle scelte della vita che sanno fare la differenza.

E se c’entrasse ancora lei?

Non ho più voglia di leggere. O peggio ancora, non capisco quello che sto leggendo, non entro più dentro le parole, nel ritmo del testo, non mi muovo con la storia, fatico a voltare pagina quando raggiungo la fine del capitolo e mi blocco lì. Ho chiuso il 2021 con una lunga carrellata di titoli letti, senza mettermi in gara con nulla, così, un romanzo dopo l’altro, cercando quella bella pagina in più che fa la differenza. E ora? Niente più. Un presente in piena discesa: ho chiuso l’anno passato prendendo in mano un romanzo che avevo in casa da tempo immemore e che non so nemmeno come ci sia arrivato, se con uno sventato acquisto mio o con un regalo di quelli che molli con sufficienza nella tua libreria oppure con una richiesta fatta a chi sa chi per averne sentito parlare da chissà chi. L’autrice è una donna, italiana, ecco cosa mi ha convinto a prenderlo in mano, perché l’anno scorso ho letto molto declinato al femminile, un autentico treno di letteratura denso di bellezza e fascino. Ma evidentemente il vagone che conteneva questo primo romanzo del 2022 si è staccato. O sono io che mi sono sganciata dal piacere di leggere? Perché ora che la prima lettura del 2022 si è finalmente conclusa con molta lentezza e poco, pochissimo piacere per mettermi alla prova mi sono infilata dentro un nuovo romanzo, vestito da una bella copertina bianca Einaudi – portatrice di bellezza, si sa – firmato da un autore americano che ben conosco per essere tra i migliori: eppure ancora niente. C’è mancanza di memoria soprattutto e scarsa concentrazione poi, attenzione ai minimi, mai accaduto con questa triste potenza. E allora, siccome non sono una che la prende con leggerezza mi sto già dicendo: vuoi vedere che la difficoltà che hai di leggere dipende dal fatto che non capisci più la pagina scritta e che ancora una volta c’entra quella stronza di sclerosi multipla?

Buoni 50, Fede

13 febbraio 2020. Compleanno della mia amica storica. Con alcune del nostro gruppo per quel giorno si riesce a combinare un pranzo mettendo insieme la pausa pranzo della festeggiata, il mio giorno libero, le ferie di una terza di noi riuscendo a ritrovarci in modo ristretto ma con l’obiettivo di recuperlare anche con gli altri. In quel momento un appuntamento del genere significa baci e abbracci di buon compleanno da scambiare dopo esserci incontrate, entrare con sicurezza dentro il locale scelto, stare sedute allo stesso tavolo senza mantenere distanze avvilenti, nessuna mascherina sul volto e massima libertà rispetto a tutto quello che ci gioca intorno. Mentre si mangia il discorso cade anche su quello che sta accadendo a Whuan in Cina travolta all’improvviso da un’epidemia virale che si chiama Coronavirus e che in quel momento per noi ha tutta l’aria di essere troppo lontana per poterci raggiungere. Ma che vuoi che ci succeda diciamo. Non è speranza la nostra, ha i tratti della certezza, avevamo un compleanno da festeggiare, un regalo da consegnare, parole da scambiare, anche qualche pettegolezzo che fa sempre bene all’umore. Dieci giorni, il nostro umore cambia: c’è Codogno da mettere in conto e poi Vò Euganeo, il Carnevale di Venezia che salta da un momento all’altro, un nuovo modo per starnutire e tossire da imparare, sempre dentro un fazzoletto di carta ci insegnano è fondamentale, le mani vanno lavate sempre più spesso, di casa invece si deve uscire sempre meno. Si sta facendo largo l’incubo che passa da Bergamo, dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Italia, dall’Europa, dal resto del pianeta. Ecco a voi il Covid. Ma cosa sto a ripetere, roba tutta stranota e che non è ancora passata e che ci sta esaurendo se solo non lo avesse già fatto. Forse è per questo che sono un po’ arrabbiata col Festival di Sanremo, cinque serate un po’ lunghette ma piacevoli certo ma il punto è proprio questo. Troppo piacevoli da sembrare una pagina che si volta, l’avvio di un nuovo domani libero dal Covid, come una una ripartenza già in moto, inserita la marcia. pronti, siamo in viaggio liberi di nuovo. Un nuovo giorno senza pensieri, il peggio è passato, ora è tempo per ridere ancora, ballare, basta pensieri, alziamo i calici, si brinda, la guerra è finita. E questo mi ha disturbato, perché non siamo per niente arrivati qui, la situazione che stiamo vivendo ora è solo vagamente migliorata, forse un passetto in avanti lo abbiamo fatto, ma un passetto non è ancora la libertà piena. E la tv di Stato a questo deve pensare, al di là di ascolti e inserzionisti pubblicitari.

Ps: 13 febbraio 2022: buon compleanno Fede, son 50 anche per te, ragazza mia.

Notte prima degli esami

La notizia è degli ultimi giorni: a giugno ritornerà la Maturità con due scritti e un orale. I ragazzi hanno fatto un capitombolo dalla sedia quando l’hanno saputo reagendo con proteste e lamenti. Da due anni, causa Covid, la Maturità era diventata un siparietto molto simile a un giochetto da tavolo e per questo gli studenti appena hanno saputo la notizia si sono messi sul piede di guerra. Il Covid ci ha allontanati dalla scuola a fasi intermittenti, hanno detto, rendendo più fragile la nostra preparazione, quindi non siamo pronti per affrontare un esame di questo genere. Forse è vero. Ma una quasi ritrovata normalità ha un valore impagabile, dico io, e se il prezzo da pagare per ottenerla è un diploma in mano ottenuto dopo il superamento di un esame scolastico autentico e guadagnato sul campo è meglio passare da lì. Chissà se li convincerei, potrebbero dirmi che è molto facile per me che a giugno non dovrò fare nessun esame e che la mia Maturità l’ho fatta mille e più mille giorni fa. Vero, ma ribatto e dico che questo esame ha il sapore di una svolta, di una nuova speranza, quella che il Covid nega da troppo, quella di tutti ma dei ragazzi ancora di più. Sì vabbè mi direbbero, ma allora non si poteva trovare un’altra soluzione? Allora racconterei la mia di maturità. Liceo Classico. L’incubo era che uscisse come seconda prova scritta Greco. Uscì. Storia e Filosofia: erano in carico allo stesso insegnante, siccome l’anno prima era uscita come materia per l’orale Filosofia concentrò di più la nostra preparazione su Storia affidandosi al rodato meccanismo dell’alternanza ministeriale che un anno ne proponeva una il successivo l’altra. Fallì. Materia scientifica per il Classico? Fisica. Per me pari a un volo nel vuoto dell’ignoranza. Sono gli esami a essere così, si chiamerebbero telefonate tra amici altrimenti ma il loro valore aggiunto è proprio dare la forza per superarli e la Maturità in particolare perché da sempre rappresentata lo spartiacque che prende per mano giovani ragazzi per portarli dentro la vita adulta. Ecco cosa direi ancora ai ragazzi.

Si ricomincia?

Da mesi non vedo bene dall’occhio dx. Sì, proprio quello. Il maledetto occhio dx, o meglio, quel maledetto occhio dx che per primo suonò trombe davvero ascoltate, da me ma soprattutto da un bravo medico, quell’oculista che dopo una sola visita e una serie di esami ben assestati, nello spazio di un mese – rapidità che oltre 20 anni fa corrispondeva a pure utopia – mi mise in mano la diagnosi e mi trasportò grazie alle sue conoscenze direttamente al Centro Sclerosi Multipla di Padova. Il non plus ultra della regione dove vivo. Che dire d’altro? Che dopo due decenni anche l’altro ieri la visita è cominciata in un modo e finita in un altro, con lo stesso clima di quella prima volta che mammano si è caricato di tensione, la mia, innegabile, la sua, non meno presente. Potrebbe essere entrato in ballo altro infatti, una deviazione verso un nuovo burrone prodotta dalla solita stronza: ora serve un esame specifico da fare meglio se certificato dagli strumenti del Policlinico universitario, reparto oculistico. Mi chiede di sollecitare la collaborazione dei miei neurologi, butterò giù due righe inviando la scansione della lettera che ha preparato dove chiede di preparami lo spazio per un consulto specialistico che so per certo mi procureranno come sempre hanno fatto per andare fino in fondo a eventuali nuove complicanze della sm. Ha concluso dicendo di fargli sapere se ci sono problemi, se non riesco ad avere risposta certa mi aiuterà. Mi sono venuti i brividi lungo la schiena. Le stesse parole che disse oltre vent’anni fa. E che mi hanno portata fin qui, sarei stanca. Ma poi penso che fatto 100 faremo anche 101. Ho alternative?