Sono uscita con le mie ex colleghe di lavoro l’altra sera, una pizza tra di noi che siamo passate, ma non ancora del tutto sopravvissute, dalle forche caudine di un licenziamento del tutto immeritato. Che strano, ce lo siamo anche dette: mentre eravamo al lavoro non c’era sempre un clima di piena distensione tra di noi, certo andavamo d’accordo, ci si aiutava, si rideva anche ma spesso eravamo armate di coltello tra i denti l’una contro l’altra, roba normale quando si lavora insieme abbiamo concluso, se poi il risultato è una serata molto divertente, tra risate e prese in giro bonarie non c’è niente di male, anzi. Ma qualche rimpianto è venuto fuori soprattutto quello di avere dato un po’ troppo ad un’azienda che invece non ci ha messo molto a dare un calcio nel sedere a tutte. Mi chiedo se faccia bene parlare troppo di quello che è successo, forse tutto questo astio finirà davvero quando la pagina sarà voltata del tutto, quando arriverà un nuovo lavoro, tutti i soldi – tanti – che avanziamo, e quando quel bisogno di rivalsa che sentiamo troverà uno sfogo decisivo. Un bel calcio nel sedere ai quei quattro babbei sarebbe molto utile, ma a me non basterebbe un calcio in senso figurato. Devo solo trovare il modo di fare molto male rimanendo seduta su una sedia a rotelle. Tanto prima o poi tutto quello che voglio fare lo faccio, anche se mi costa fatica.
Sempre meglio avere vent’anni
Stamattina ho letto sul giornale che una libreria poco lontana dalla mia città ha avuto come ospite della rassegna letteraria che organizza una ragazza di 15 anni che di professione fa la muser ma anche la scrittrice visto che il suo libro è in classifica tra i più venduti di questa settimana. Ad aspettarla sotto la calura di questi giorni c’erano centinaia di coetanee che volevano conoscerla e farsi firmare una copia del libro. Ora voglio soprassedere sul fatto che nei giorni in cui sono morti Tom Wolfe e Philip Roth nella classifica dei libri più venduti in Italia c’è una quindicenne, potrebbe essere molto brava infatti, che io non la conosca vuole dire molto poco in effetti. La domanda che mi faccio è un’altra: cos’è una muser? L’ho chiesto alle amiche più giovani mi hanno risposto ma non credo di aver capito, ho cercato qua e là e non è che sia successo molto di più. Fa video, forse canta sulle canzoni del momento, i ragazzi la seguono, ha moltissimi follower su Instagram e un sacco di visualizzazioni su YouTube e roba del genere. Poi aveva il sogno di scrivere un libro, una casa editrice le ha dato l’opportunità di farlo e via, in due mesi, tac-zac il libro è in vendita, e che vendite. Brava e sveglia, fa pure il liceo classico e ama il greco antico, dice. Mi sto trattenendo da commenti perché so bene che il limite è già sorpassato: quando i giovani non li capisci ti viene da mettere in discussione quello che fanno la battuta successiva è “ai miei tempi non era così”. Non era così infatti, perché loro oggi sono giovani e tu non più. Accidenti a loro.
Finché ignori
Nel 2000 arrivò la diagnosi: Sclerosi Multipla. Da fuori sembrò non fosse successo niente ma era una bugia: cartella clinica in mano lei arrivò e sbaragliò tutto, si fece posto senza chiedere nessun permesso, aprì armadi e cassetti, rovistò tra cose che non le appartenevano mandando tutto all’aria. Saltò sui divani creando disordine, ruppe bicchieri di cristallo in mille pezzi, rovesciò caffè nero su lenzuola di lino, strappò abiti nuovi e tolse il tacco ai sandali più alla moda. Si comportò come la peggiore delle ospiti: arrivò inattesa e senza nessuna intenzione di andarsene. Sono passati anni, sono passate storie, sono passati pensieri e lei sempre presente, sempre fedele accanto chi non la vuole, mai un passo indietro, come la peggiore delle ospiti inattese. Lei che con perfidia e cattiveria fin dal primo giorno ha sussurrato: e vedrai il finale, lo capirai da sola, avrà il profumo del “fine pena mai”. E quando cominci a camminare male, e quando inizi a non farcela a muoverti da sola e quando fai troppa fatica a fare tutto e ti arrendi anche al deambulatore la senti sghignazzare. Ma alla fine ridi anche tu: eccoti nuova ospite inattesa, ti chiami libertà ed eri diventata una sconosciuta. Sei seduta su due ruote adesso ma torni a riprenderti spazi che non conoscevi più da troppo tempo, hai ancora paura di non farcela, ma questa nuova libertà ha un profumo leggero, ha azzerato la fatica, sei quasi felice. Vai dove vuoi, ancora con qualcuno, ma dove vuoi, magari non ovunque, ma molto più lontano di prima. Questa libertà è insperata, ad averlo saputo le avresti spalancato la porta prima, ma non potevi saperlo, perché anche lei è inattesa, una gradevole ospite inattesa. E poi fai un’altra scoperta, cominciata da un dolore molto forte, come quello di una sberla rumorosa, non meritata, malefica e astuta: ti licenziano, loro hanno altri progetti e tu ti ritrovi a casa. Non ti pagano da mesi, non ti danno nemmeno il tfr, comincia ovviamente una causa legale. Hai bisogno di far calmare le acque attorno a te perché i tuoi pensieri sono molto confusi, arrabbiati e delusi. Prendi tempo, devi capire cosa fare, ma devi anche riposare un po’. Per lavoro scrivevi, cose per niente interessanti, sempre le stesse, ti erano venute a noia, meglio non doverlo fare più ti dici, da mesi non scrivi, non ci pensi, non ne senti nessuna esigenza. Poi un giorno per fare un favore ad un amico ti metti al computer e riprendi a scrivere e scopri che ti piace, ma davvero tanto, ne sentivi la mancanza. Eccola la nuova ospite inattesa: la scrittura, ti riempie di gioia farlo e ti rende felice. Fai un bilancio e metti insieme tutto. Così nasce questo blog nel qual racconterai ciò che ti passa per la testa, cose un po’ a caso, senza regole, l’unica certezza sono le tue ospiti inattese, ormai sono roba tua e al diavolo tutto il resto.