Mi è capitata tra le mani una foto di diversi anni fa, ’94 o ’95 poco più poco meno, il ricordo di una vacanza a Parigi, quattro amiche allegre, La Défence a fare da scenografia a sorrisi ventenni, spalancati e accesi. Non è la prima volta che la vedo, nessuna novità per me, una foto ben nota e legata ai bei momenti passati con carissime amiche. Fino all’altro ieri quando rivederla è stato invece come un no deciso verso le mie emozioni, uno squarcio aperto, e non so nemmeno perché. Diciamolo, sopra quel sorriso, il mio di sorriso, ho letto mille speranze tradite, sogni infranti, ambizioni sotterrate dal fango. Per la prima volta sono tornata indietro nel tempo e ho visto quella che ero, quando non avevo segni disegnati sul corpo e figuriamoci nella mente di quello che sarebbe accaduto, all’oggi che si trascina avanti solo con fatica. Sclerosi Multipla era un nome senza significato, non era la veste pesante di adesso con cui convivo da oltre vent’anni portandole pure rispetto, comanda lei. Non so cosa mi sia successo con quella foto tra le mani, anche perché non è l’unica ante diagnosi che mi capita di vedere ogni tanto, ma forse in questo caso è stato il carattere che si porta addosso a farmi male, il profumo di quella giovinezza senza risultati che ritrae a farmi scendere mezza lacrima e a cambiarmi l’umore. Ma poi mi sono rimessa in carreggiata in fretta, non vale la pena fare diversamente e questo lo so fin troppo bene, me lo dico da sempre, è andata così purtroppo, ma poteva anche andare peggio, diciamo che in questi giorni si è messa in moto solo una piccola scossa storta già superata, promesso. A me stessa.
Parigi o cara
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela
Guarda che bello!
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