Dal Giubileo 2025 in poi

Ci si può commuovere guardando le immagini di un milione di ragazzi che partecipano a Roma al Giubileo dei giovani? Sì. Lì, radunati in preghiera davanti al Papa erano bellissimi e felici, così li ho intesi io, pronti anche per stringere amicizie tra loro, cantare, ballare e travolgere tutto l’insieme con entusiasmo, dalla bellezza dei loro cuori leggeri che ho sentito soprattutto aperti, sulla linea di una riconoscibile sincerità pronta a comporre passi avanti rispetto al ritratto che noi adulti facciamo di loro. Sono questi i giovani a cui voglio credere, mi piacciono così, ma fanno meno figura di tutti quelli che racconta la cronaca, quelli che vanno a scuola col coltello per lanciare minacce all’altro, che sembrano uscire dalla strada maestra dall’educazione e della civiltà, quella che invece ho visto, pure con una lacrima di commozione e approvazione, a Roma pochi giorni fa. Ma alla fine mi sono chiesta quale sia la strada autentica dei nostri ragazzi, credo stia a metà sono arrivata a dirmi, non tutta composta dentro quella bolgia infernale che noi aduti descriviamo cosi come non solo quel ritratto disegnato a Roma. Giovani, in linea con temi moderati, quindi, quelli che non fanno troppo rumore, né in un senso, neanche nell’altro, capaci di vivere fino in fondo la loro bella giovinezza orientandosi tra il magnifico che si compone davanti agli occhi e nello stesso tempo allottandosi dalle tante tentazioni che fanno cucù dietro l’angolo. E io a quell’età? Attenzione prego, lo dichiaro, so per certo che al Giubileo romano non avrei partecipato, che l’insieme mi avrebbe fatta anzi sorridere con il sopracciglio alzato dal diniego, brusio di negazione pure, probabile opposizione di superiorità, ma il coltello in tasca certo che no che non l’avrei avuto, mi sarei ferita piuttosto per strapparlo di mano all’aggressore verso il più debole. E io voglio vedere così anche i ragazzi di oggi, quel milione al Giubileo, come quella altrettanto forte quantità che non era lì rimasta a casa ma con la tasca libera dal coltello.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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