Ieri mattina sono andata da Luca, nel suo negozio, aveva un impegno di lavoro, qui ce ne erano altri e siccome io da sola, figuriamoci se sono capace a stare, mi ha portata via con sé. Aveva in programma l’incontro con un fornitore, prima di uscire mi ha consigliato di lasciare a casa il libro che avevo preparato per passare il tempo da lui “non serve che lo porti” mi ha detto poco prima di uscire “sentirai noi parlare” ha continuato “non avrai modo di concentrati”. E infatti. Io ho messo insieme parole, anche un po’ rapita dal nuovo che sentivo dire, questo sì. Nel pomeriggio, di nuovo a casa, ho pensato a quelle giornate di fine estate passate nel negozio dei miei, molto simili alla mattinata da Luca. Erano quelle in cui venivano programmati appuntamenti con i fornitori che presentavano carrellate di prodotti da scegliere per la stagione di vendita dell’estate successiva: costumi da bagno, abbigliamento da mare, pareo e bermuda, quant’altro. Anno dopo anno, crescendo, ricoprivo un ruolo di maggiore responsabilità in negozio, era come se mamma si spostasse lasciando più spazio proprio a me. Mi spingeva a dire la mia, a puntare il dito su quanto giudicavo più adatto alla vendita finale, metteva in gioco le mie capacità. Spesso fallivo, ma sono queste le ragioni del commercio lo scoprivo l’anno dopo. La giornata dell’acquisto era comunque bella, era divertente, era settembre, il mio mese preferito, quello che si porta via l’estate. Tanto per completare.
Ahi, settembre, mi dirai
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela