Parlavo con un amico l’altro giorno. Ha un’officina e mi diceva che ha molta difficoltà nel trovare personale, mi piacerebbe lavorare con giovani ha aggiunto, ragazzi disposti a imparare una professione molto richiesta dal mercato. Di questo passo, ha continuato, molte attività finiranno per scomparire pur essendo rilevanti oltre che necessarie. Ho pensato molto alle sue parole e mi siete venuti in mente voi, alle potenzialità che avete in mano per crescere in questa epoca. Meccanici, idraulici, carrozzieri, calzolai, così come sarte, parrucchiere, modelliste, fioriste e altro sono scelte lavorative che vengono accantonate sempre più dalla lista dei vostri desideri pur essendo molto ricercate dal mercato del lavoro odierno. Secondo le parole del mio amico, in linea con la sua esperienza, manca proprio la manodopera giovane che evidentemente ha altre aspirazioni col risultato che ben presto ci saranno sempre meno operai qualificati per svolgere lavori manuali che richiedono una preparazione specifica che non limita l’intervento di testa e cervello. Siamo nel pieno di una svolta del mercato del lavoro che parla a voi e vi guarda in prima persona. Fare l’artigiano è un’occupazione dai tratti troppo modesti secondo voi? Ve lo chiedo perché non so darmi una risposta, cosa avete da dirmi? Certi lavori non li scegliete per questa ragione? Credo in voi so che la risposta non è questa ma sottolineo lo stesso la mia opinione: nessuna occupazione vi farà sembrare umili se la farete bene. Anzi, aggiungo che piuttosto di spendere anni e anni inutilmente a inseguire il mito di professioni che solo all’apparenza sembrano illustri è molto meglio raggiungere in breve tempo un obiettivo disegnato attorno al vostro autentico talento. Io credo molto nell’istruzione scolastica, al diploma di scuola superiore è doveroso arrivare ne sono convinta ma non è necessario iscriversi al liceo se non lo si considera la propria strada. Esistono infatti molti istituti professionali che forniscono le carte in regola per affrontare una strada lavorativa che ben si attaglia ai vostri talenti, di certo brillanti e di sicuro soddisfacenti. Pensateci, il vostro futuro merita di essere scritto con grande attenzione.
Categoria: Cose che penso
Care ragazze, cari ragazzi – XIII
A me piace molto la lingua italiana, quella scritta e quella parlata. Trovo bello leggerla ma anche ascoltarla perché di fronte alle persone che la parlano correttamente provo molta ammirazione e voglia di salire a un livello più alto. Certo mi direte, però nell’epoca dell’oggi non vanno tralasciate le lingue straniere, e figuriamoci se vi contraddico, soprattutto per voi che siete giovani e nello spazio di pochi anni comincerete a viaggiare e spesso a vivere altrove per studio o addirittura per lavoro. Ma la lingua italiana resta la vostra, un autentico patrimonio che va coltivato. Butto lì il titolo di un romanzo: I promessi sposi. Sì proprio Alessandro Manzoni, parto dall’alto quindi ma vi prego adesso non mettete da parte il nostro giornale perché ho messo in mezzo a queste righe un testo che probabilmente sbuffando dovete studiare a scuola e che quindi associate a fatica, interrogazioni e magari anche a qualche brutto voto. Il fatto è che la lingua italiana, quella che raggiunge vette di perfezione assoluta, quella che trascina il lettore dentro pagine immense, in mezzo a coordinate linguistiche emozionanti e avvincenti parte da queste pagine. Non lo so se i programmi scolastici delle scuole superiori di oggi comprendano ancora la lettura de I promessi sposi, se così non fosse sarebbe un vero peccato. Però, c’è un però. Perché non la affrontate voi da soli questa lettura. Non soffiate di noia adesso, ve lo chiedo per favore, come una vecchia maestrina: entrate in una libreria oppure fatevi consigliare dai vostri insegnanti di italiano e acquistatene una copia con un bel apparato di note che vi può correre in aiuto di fronte a certi passaggi un po’ impegnativi, e via che si legge. Partendo dalle prime pagine che sono un pezzo di storia letteraria che fa venire i brividi sulla pelle per quanto sono belle. Non vi annoierete ragazzi, ve lo assicuro, e poi oltre alla trama – che è ricca e avvincente – scoprirete alcune cose: quanto è bella la lingua italiana quando raggiunge certe perle di eccellenza, come miglioreranno i vostri voti di italiano scritto e come comincerete a leggere su vostra iniziativa altri libri perché il bello chiama il bello. Vi sembra poco? E poi è proprio da qui che si imparano anche le lingue straniere perché diventa più facile farlo se conoscete bene la vostra. Ricordate una cosa però: le lingue estere che imparerete saranno indispensabili nella vita futura ma non certo di più della vostra.
Ma che afa fa
E alla fine il caldo che strema è arrivato. Ma del resto non poteva essere possibile che a luglio non ci gravasse in spalla, perfido e insolente come solo lui sa essere. Lo detesto, quando batte e guerreggia contro il mio sistema nervoso centrale non ne parliamo poi, e con l’indecenza che si porta appresso, per giunta, con quel po’ di sberle in più che planano contro la sclerosi multipla che gli sta appresso, cretina che non è altro. Ma senti un po’ che dico adesso. Torno indietro con le parole: non diamoglielo tutto questo merito alla sm. Perché ci pongo in mezzo un ma che apre una bella discussione su di lei, forse di difesa, addirittura. Infatti, ditemi voi il nome di chi cavolo lo sopporta questo caldo composto semplicemente di afa ferma e decisa: forza, su la mano, sveliamolo come la sm non viaggi seguendo posizioni avanzate rispetto al resto del mondo, se le temperature sono queste fa solo caldo, e per tutti. Infatti mica ho voglia di saltare in orizzontale, dico solo che anche se non hai la sclerosi multipla, se ne sei libero, sei solo più fortunato, ma queste temperature restano indecenti e basta, Prevale la voglia di startene in disparte, al fresco, con abiti leggeri, al sicuro dai guai, certo. E in fondo, ragionandoci, mica voglio assicurarmi tutti vantaggi: non esiste solo la sclerosi multipla tra le malattie, quelle che stremano dico, mica ho vinto chissà quale primato, se stai male stai male e il pacco da portare grava sempre in modo da piegare il collo con un vigore che è difficile da raccontare, anche perché sono troppe quelle che sdraiano a terra in modo immorale. Quindi oggi, per la prima volta, e proprio sotto questo caldo che detesto, mi guardo in giro con serietà e severità e lo dico: la sclerosi multipla non è una passeggiata – in sedia a rotelle, poi! – ma poteva anche andarmi peggio, diciamolo proprio e sotto questa afa. Sperando che Sua Signoria non si offenda e che non voglia farmi vedere di cos’altro è ancora capace.
Queste righe inutili ma necessarie
Ma che… posso dirlo?… palle… semplice no, basta essere sinceri con sé stessi. E quindi traduco questo pensiero: perché sono così pigra da essere pronta a mollare la presa appena mi giro un po’ con la testa? Tipo? Questo blog. Me lo ero ripromessa proprio su queste pagine, soprattutto dopo aver deciso di licenziarmi, con più tempo a disposizione mi ero detta, sarò presente tutti i giorni, o anche solo con poca distanza da uno all’altro e invece sto già quasi mollando la presa, oddio qualche minima assenza ci sta pure non posso attribuirmene tutte le colpe, però… però. Mi conosco mascherina, perché se mi manca la voglia un giorno il volo parte, prima do la colpa a un pensiero che non va, quindi a un momento che gira male e continio così magari con uno sbarramento idiota di se e di ma associati all’insopportabile via vai di vi prego giustificatemi se sono assente senza che di fatto esista una cavolo di giustificazione plausibile. E via su questa china discendente sapendo bene che il tempo che passa a vuoto è come un gomitolo di lana che diventa sempre più grande da non srotolarsi quasi più. Scema io, poco da aggiungere soprattutto perché scrivere mi piace, mi tranquillizza anche soprattutto in un periodo come questo in cui ogni giorno sento una pugnalata dopo l’altra: l’assenza di papà – che come mi avevano detto si fa sentire, passo passo, sempre di più – e la poi la sclerosi multipla che senza troppe andate e ritorni è ben vigile e orientata accanto a me, la stronza. Allora due righe scadenti le ho buttate giù, giusto per dire oggi è andata così, domani voglio che vada meglio.
Sinner che vince, io meno
Sinner numero 1 al mondo, Sinner umile anche quando lo ha saputo, Sinner di cui parlano tutti i tg, Sinner che batte in popolarità anche il calcio e quindi, Sinner che entra di botto nelle mie preferenze anche se non ho mai giocato a tennis, anche se non ne conosco le regole, considerando pure che se il match va un po’ troppo per le lunghe mi annoio abbastanza. Ma sono fatta così, poco lo sport che ho fatto da protagonista, molto quello che ho guardo in tv soprattutto se gli atleti italiani vincono, vedi Italia – Mondiale di calcio (1982-2006); Federica Pellegrini con tutti i suoi livelli non proprio alti di simpatia ma di certo epici in vasca; Jacobs e Tamberi che esultano insieme alle Olimpiadi di Tokio dopo la vittoria nei 100m (del primo) e nel salto in alto (del secondo). E potrei andare avanti a lungo ma la mente mi va a Calgary – Canada e le due medaglie d’oro di Alberto Tomba vinte in Slalom Gigante e Slalom Speciale, quelle che hanno dato il via a una carriera sportiva che ho seguito con il cuore sempre in movimento da farmi dire con estrema sicurezza che è lui il mio campione preferito per tutte le emozioni che mi fatto provare. Ma non credo che la ragione sia perché io sciavo, l’unico sport mai fatto certo visto che ogni anno con la mia famiglia si partiva per trascorrere le vacanze di Natale in montagna e poi perché spesso – troppo – la domenica lo sci club ci passava a prendere sotto a casa per una giornata sulla neve. Nemmeno dico quanto detestavo quel momento visto che si portava appresso una levataccia proprio l’unico giorno della settimana in cui potevo rimanere al caldo sotto le coperte. Poi sono cresciuta e ho potuto dire a mamma e papà che la domenica me ne sarei stata a casa mentre loro due se ne andavano a sciare e con questa promozione sociale è arrivato Alberto Tomba e le sue vittorie: vuoi mettere la soddisfazione doppia che mi ha dato. Fine della mia triste e irrisolta carriera sportiva visti poi gli esiti inutili esiti raggiunti tanto da farmi chiedere oggi se ero io a essere tanto pigra o se sua Maestà Sclerosi Multipla si era fatta viva già allora nella mia piena giovinezza. Un po’ questo e un po’ quello credo, perché anche adesso le due regine della mia vita proseguono stringendosi assieme, l’una abbraccia l’altra che fa leva sulla precedente avanzando con giustificazioni inspiegabili e molto gravi ogni diritto.
5×1000
Certo che ne ho parlato anche negli anni passati e certo che ne ho scritto con gli stessi toni che userò adesso mica è cambiato nulla.
Tempo di tasse e ampio spazio da dedicare alla ricerca scientifica indicando il 5×1000 preferito. C’è molto tra cui scegliere, lo so, io vi invito a prendere in considerazione Aism-Associazione italiana sclerosi multipla inserendo nello spazio preposto il codice fiscale della fondazione.
Fondazione di AISM 95051730109
Egoismo il mio? Certo che sì, nella piena consapevolezza tuttavia che un qualunque successo scientifico raggiunto per me e la mia salute arriverebbe un po’ tardi credo, non mi gioverebbe poi troppo ma solleverebbe il velo su una certa soddisfazione personale. Come una sorta di vittoria sportiva di fine campionato contro la squadra vincente, nessuna coppa ma almeno la forza di una bandiera da sventolare sugli spalti. Grazie.
I guai che ha fatto Amazon
Quando ero un bel po’ più giovane qui a Jesolo c’era una libreria che per me era diventata una specie di nido di amicizia tra libri da scegliere e persone da conoscere con le quali condividere passioni comuni. C’era Alessandra, la capofila dietro al banco, e poi tra le sue migliori clienti c’era Laura che poco alla volta è diventata amica mia, con il suo ruolo di guida al bello: è lei che mi ha messo tra le mani i migliori titoli da comprare, il livello più alto di quanto letto negli ultimi anni. Era piccola la libreria, ma poi Alessandra ha chiuso, secondo me e Laura avrebbe potuto continuare, magari correndo a una velocità superiore rispetto a quella che aveva messo in campo, ma si sa certe decisioni sono molto più che private, va da sé. Dentro quella libreria ho passato momenti fin troppo belli. Non sapevo che fare? Andavo lì, mi guardavo in giro, compravo qualche cosa e chiacchieravo finché entrava qualcuno e si parlava ancora e non solo di libri, ci stava spazio anche per altro. Capitava spesso che con Alessandra e Laura si uscisse per una pizza, a pranzo o a cena, la mia salute mi consentiva ben altro rispetto a oggi, la sclerosi multipla era ancora quasi nascosta, lo credevo io almeno, finché non l’ho detto a tutte due scoprendo che il mio era un segreto di Pulcinella anche per loro ma nel dirlo mi sono sentita lo stesso più leggera. E poi ogni anno arrivavano i due giorni prima di Natale, quelli in cui una libreria ha più clienti, è lì che si va per gli ultimi regali, quelli che sono rimasti in fondo alla lista dei desideri, quelli che forse nemmeno ci sono mai entrati ma i libri servono come tappabuchi da consegnare al veglione della Vigilia, e Laura e io si correva da Alessandra per aiutarla a fare i pacchetti regalo. E quante risate tra di noi ci siamo fatte guardando la pila dei libri di Bruno Vespa scendere velocemente mentre quelli di autentico valore rimanere lì, nell’angolo, ah Povera Italia si diceva nemmeno troppo sottovoce “supponenti” ma divertite. Laura e Alessandra erano bravissime a fare i pacchettini, io molto meno e allora il mio ruolo diventava quello di mettere il dito sul nastro mentre loro lo stringevano per fare un bel fiocchetto. Mentre scrivo mi sento travolta dalla nostalgia, io e Laura siamo continuamente in contatto, il Covid ci ha messe all’angolo, ma sappiamo fin troppo bene che saremo insieme al più presto, con Alessandra molto meno, anche per lei la vita è stata ingenerosa e ci siamo nostro malgrado allontanate. E oggi di quella libreria e di quelle Vigile di Natale tra carta regalo e nastro da legare e perfino di Bruno Vespa venduto a mazzi sento una nostalgia fortissima. Amazon ti uso ma mi stai sulle palle.
Elisabetta II
Sicché è morta la regina Elisabetta II. Come una brava intellettualina cafona e snob quale sono dovrei infischiarmene, una non notizia in effetti, non sono nemmeno britannica e comunque anche se lo fossi di certo non farei nemmeno tre minuti di attesa per andare a salutarla. Non sono neppure monarchica – impossibile del resto esserlo, sono italiana, il marchio Savoia attaccato addosso pesa eccome – eppure per Elisabetta II una simpatia ce l’ho sempre avuta. Sa il cielo perché comunque è così, quella volta in cui andai a Londra girai tutte le mete che la riguardavano, incantata davanti alle sue tracce, a un impero smantellato sotto il segno della corretta evoluzione dei tempi eppure per quel poco che restava ancora incatenato dal valore della sua Regina. Ecco cosa vedevo in Elisabetta II: la storia. Dalla Seconda Guerra Mondiale con suo papà il Re Giorgio VI, fino alla sua incoronazione, e poi tra i vari passaggi il suo primo Ministro Churchill che tanto le insegnò, ma anche la Thatcher con cui pare non andasse d’accordo ma insieme hanno scritto molto, e poi passo dopo passo arriva anche il Giubileo di Platino che celebra i suoi 70 anni di regno. E in mezzo a questo e a tanto altro ancora addirittura Diana, la sua morte, il popolo che la tira per la giacchetta perché la vuole fuori per celebrare una regina mancata e lei che capisce e che abbassa la testa davanti al passaggio del feretro di una nuora forse poco amata ma comunque madre di un futuro re. Che ne sarà della Monarchia britannica adesso? Poco interesse il mio, è la pagina di storia scritta da Elisabetta II e che segna un intero secolo ha darmi la voglia di ricordarla.
Trucco, parrucco e passa tutto
Domani ho la visita di controllo coi neurologi che mi seguono. E parto di cattivo, cattivissimo umore. Quante volte l’ho scritto su queste pagine? Ogni sei mesi di sicuro, per non parlare poi della pesante depressloone annuale causata dalla sempre temibile RMN e poi per tutte le altre visite il cui esito va portato sulla cattedra dei professori, per carità bravi e pure gentili, che mi accolgono però con la matita rossa e blu in mano per prendere in considerazione l’andamento della sm che mi si è disegnata addosso. Dopo 22 anni dovrei esserne abituata? Dovrei. Invece no, perché sono prevalentemente scema. Cara Cinzia, adesso ti tocca un po’ di meritata predica. Che vuoi che possano dirti se non il solito, la china verso il basso l’hai ben imboccata ed è chiara. Capisco all’inizio della tua storia con la sm che era al suo esordio: quando entravi negli ambulatori di neurologia eri piena di dubbi e di autentica e comprensibile paura, quando ancora stavi abbastanza bene, quando viaggiavi in bilico tra un presente tutto sommato cauto e un futuro dai tratti popolati di un’incognita che speravi distante. Però ora che il velo si è alzato? Cavolo, ci vuole dignità adesso, mica hai commesso una colpa per vincerti la sclerosi multipla come trofeo, coraggio ragazza, se domani andasse male qualcosa non è certo per colpa tua, o forse anche sì chè avresti dovuto imbarcarti in una classe maggiore di fisioterapia, questo lo sai e questo quindi ti porti a casa e finiscila qui. Oggi pomeriggio pensa a te, vai dalla parrucchiera, taglio e colore, mi raccomando, e domani ricomincia a truccarti, non costa nulla ma è un pensiero in più che ti regali in una giornata che sarà così, punto e basta.
C’è da tornare fuori
Anche Pasqua è andata e con lei Pasquetta. Lavorato tutti e due i giorni, e sia. Il resto del tempo l’ho passato a casa. Come a Natale e per la grande coppia San Silvestro/1 gennaio. O come a Ferragosto dell’anno passato se è per questo, e il prossimo 25 aprile di dopodomani ma anche l’1 maggio della prossima settimana. Piallato tutto dal rischio Covid? Nascosto dietro a una mascherina? O assecondato dalla mia folle pigrizia quella che mi spinge a dire no e solo no a ogni invito. Bravi e grazie agli amici che continuano con le loro proposte per farmi andare fuori con loro, che capiscono i miei no, che proseguono a chiedermi di uscire malgrado io sia così antipatica. In più c’è anche questo lavoro senza regole: oggi si va, domani no, Festivi compresi, orari mai uguali tra loro, quando sarò libera? Chi lo sa. Si gioca quasi a caso. Un part time certo, ma dai caratteri molto particolari. Il resto del tempo invece trascorso in gran parte a casa. Il risultato è che adesso comincio a sentirlo un po’ il peso di questa clausura forzata, la sostanziale assenza da questo blog ne è una dimostrazione mi dico, o forse no anche questa rientra nei canoni dettati dalla mia pigrizia quella che attribuisco alla sclerosi multipla che mi fa comodo accusare di tutto quello che di brutto o anche solo scorretto mi accade. Mi sono sempre fatta bella dietro all’idea di non essere arrabbiata col fatto di essere malata, è capitato mi sono sempre detta, è andata cosi, poteva andare meglio mi sono ripetuta per anni, facciamocene una ragione, dài su, coraggio invece. Negli ultimi tempi invece non dico di essere arrabbiata – o almeno non mi sembra – ma annoiata sì, desiderosa di altro piuttosto, in disaccordo con questa cavolo di carrozzina forse. Poi c’è che ultimamente di notte sogno cose inedite, nuove per me, sprazzi che mi vedono in piedi, con passi mai sicuri, in costante rischio caduta, appoggiata sempre a qualcuno, mai sola, mai campionessa del passo eppure su due gambe. Quella me di ieri, che detestavo perché vivevo in piena vergogna col mondo. Tuttavia a notti alterne mi compaio nuovamente così e non ne capisco il perché, io sotto quella immagine non mi amavo, tanto da vedere quando è arrivata come una via verso la libertà. E ora che accade mi dico? Forse due anni quasi sempre a casa sono soffocanti e l’hanno fatta esplodere ancora di più quella sclerosi multipla che salta su e giù da bella stronza qual è?