Domani ho la visita di controllo coi neurologi che mi seguono. E parto di cattivo, cattivissimo umore. Quante volte l’ho scritto su queste pagine? Ogni sei mesi di sicuro, per non parlare poi della pesante depressloone annuale causata dalla sempre temibile RMN e poi per tutte le altre visite il cui esito va portato sulla cattedra dei professori, per carità bravi e pure gentili, che mi accolgono però con la matita rossa e blu in mano per prendere in considerazione l’andamento della sm che mi si è disegnata addosso. Dopo 22 anni dovrei esserne abituata? Dovrei. Invece no, perché sono prevalentemente scema. Cara Cinzia, adesso ti tocca un po’ di meritata predica. Che vuoi che possano dirti se non il solito, la china verso il basso l’hai ben imboccata ed è chiara. Capisco all’inizio della tua storia con la sm che era al suo esordio: quando entravi negli ambulatori di neurologia eri piena di dubbi e di autentica e comprensibile paura, quando ancora stavi abbastanza bene, quando viaggiavi in bilico tra un presente tutto sommato cauto e un futuro dai tratti popolati di un’incognita che speravi distante. Però ora che il velo si è alzato? Cavolo, ci vuole dignità adesso, mica hai commesso una colpa per vincerti la sclerosi multipla come trofeo, coraggio ragazza, se domani andasse male qualcosa non è certo per colpa tua, o forse anche sì chè avresti dovuto imbarcarti in una classe maggiore di fisioterapia, questo lo sai e questo quindi ti porti a casa e finiscila qui. Oggi pomeriggio pensa a te, vai dalla parrucchiera, taglio e colore, mi raccomando, e domani ricomincia a truccarti, non costa nulla ma è un pensiero in più che ti regali in una giornata che sarà così, punto e basta.
The Queen’s Speach, secondo me
Scuro in volto, occhi fissi sulla corona poggiata su un cuscino accanto al trono imperiale, Carlo. Sguardo irritato, l’arroganza del primo della classe destituito senza capirne la ragione, William. Eccoti, Donatella, cara, carissima amica mia fin dai tempi del liceo, che vivi a Londra da tanti anni e che ora, se mi leggi, stai facendo un salto sulla sedia. Ma come? Ti stai dicendo, un pezzo così middle-class, che parla dei Windsor, tu, amica mia, che secondo me non sai nemmeno come si chiamano, concentrata come sei su ben altro e ben più in alto. Invece io no, cara, carissima amica mia, te lo dico ma in fondo lo sai, i Reali e la nobiltà inglese mi affascinano, Downton Abbey è o non è una delle mie serie tv preferite? Quindi ecco spiegata la ragione per cui scrivo di un argomento che parte così dal basso, del Queen’s Speach senza regina, assente per motivi di salute e sporadici problemi di mobilità come dichiarato da Palazzo. Le immagini passate in tv mi hanno molto incuriosita soprattutto perché mi sono soffermata a osservare i due rami di successione reali seduti uno accanto all’altro. Ho visto Carlo con il viso diroccato, forse preoccupato per l’assenza della regina che sta male, ma anche per aver capito che l’aria sta cambiando, che la mamma ha terminato di risolvergli ogni problema, che le serate serene con un brandy in mano insieme a Camilla sono terminate, che il bridge con gli amici è passato in second’ordine perché il gioco tra poco sarà quello di reggere le fila di una monarchia. E poi William molto teso, con i denti digrignati, la nonna è sempre la nonna, è preoccupato per la sua salute? O forse per la voglia crescente di sedersi al più presto sul trono? Lui ha fatto tutto per bene, ha scelto la moglie giusta, una che scarseggia solo di nobiltà ma i soldi li ha e quelli servono sempre, non manca nemmeno la nidiata, ha messo in campo ogni carta corretta per diventare re, ma non ha tempo da perdere, ha fatto fuori anche il fratello, c’è solo da smuovere i tempi. Se papà abdicasse tutto rientrerebbe nei tuoi progetti, William, ma sporcherebbe la monarchia, la faccia di Carlo che guarda la corona sullo scranno reale lo dice chiaro e tondo, non è tempo per fare mosse ridicole. Te lo direbbe anche mamma Diana. E tu Donatella, porta pazienza per questa pagina molto borghese!
Almeno mezz’ora rincuorante
L’avete mai vista la tv la mattina? Certo che no: siete al lavoro. A me capita invece, se ho il turno pomeridiano c’è da risparmiare un po’ le forze, le spire della sm, si sa, si muovono come un circuito sempre acceso, alt ti dicono, non sei infinita, comando io. Quindi rispetto e taccio senza fare troppo prima di andare al lavoro e spesso mi tocca fermarmi e guardare la tv. Va detto comunque che negli ultimi due drammatici anni, sotto il marchio del Covid e dell’Ucraina, le mattine sono state utili per stare davanti ai tg, appuntamenti fondamentali appena svegli per conoscere e sapere il giro delle notizie. Ma poco alla volta tutta la programmazione, anche quella del mattino, ha virato verso toni di altro genere, un triccheballacche continuo di sciocchezze che ha aperto le braccia al tutto e al niente, a quest’ultimo in particolare. C’è il racconto della cronaca nera più bassa, autentica protagonista della tv del mattino, ripetuta all’infinito con il commento degli stessi nomi, meglio se privi di qualifica. Non possono mancare le lezioni di cucina ma anche l’oroscopo ovvio, che ci vuole anche anima e coraggio per mettersi lì a leggere chissà cosa in tempi come questi. Ma l’altro giorno in una di queste trasmissioni ho beccato Umberto Broccoli e mi sono fermata all’istante perché lui sì che sa come mettere in scena la bella televisioni avendone tutti i titoli e le competenze. Umberto Broccoli porta in televisione, all’interno di una trasmissione molto popolare, la sua esperienza universitaria raccontando i punti salienti della storia del Novecento, ma anche della letteratura più bella di ogni tempo, oppure il ricordo dei programmi e dei personaggi tv che ne hanno scritto la storia. Ogni giorno Broccoli apre una porta nuova sul nostro passato, sfogliando pagine di quotidiani di ieri da cui legge la strada che ha imboccato l’oggi. Purtroppo nello spazio di mezz’ora tutto si conclude, lui si siede su un divano e subisce come noi spettatori il resto del programma: cronaca nera, cucina e l’intollerabile oroscopo. E vabbè.
Ahimè
Da tempo mi riprometto di tornare ad essere presente di più su queste pagine perché ci tengo molto, credo di averlo già scritto comunque. Ma davvero non sono così tanto lavativa come sembra, o meglio lo sono ma non troppo, sono pigra da morire e questo ben si sa ma va detto anche che in questi ultimi tempi mi sono ritrovata coinvolta da qualche impegno in più da portare a termine perché alle promesse di collaborazione fatte mica si può dire no. Del lavoro credo di aver già detto, un part time che coinvolge come un tempo pieno di fatto, almeno dentro la mia testa, vai a capire la ragione, forse perché per me tutto è faticoso, mi sembra di più rispetto agli altri, o meglio mi giustifico così. Del Covid che chiude in casa credo di aver già ampiamente detto, ma che forse sia una giustificazione? E allora che facciamo, Cinzia, la troviamo una via d’uscita che porti a dare un senso di normalità alla tua vita. Che poi di normalità ha davvero ben poco lo si sa, nessuno lo mette mica in discussione ma vale lo stesso la pena di darsi una mossa, quindi via, e cerca una via d’uscita: almeno torna qui, su queste pagine che hai aperto con tanto amore e voglia di farcela perché scrivere sicuro che ti piace. Invece lo hai fatto diventare pesante e pure noioso da fare e figuriamoci se non da leggere. Non ci credi più neanche tu? Non credo visto che ci rimani molto male al solo pensarci.
C’è da tornare fuori
Anche Pasqua è andata e con lei Pasquetta. Lavorato tutti e due i giorni, e sia. Il resto del tempo l’ho passato a casa. Come a Natale e per la grande coppia San Silvestro/1 gennaio. O come a Ferragosto dell’anno passato se è per questo, e il prossimo 25 aprile di dopodomani ma anche l’1 maggio della prossima settimana. Piallato tutto dal rischio Covid? Nascosto dietro a una mascherina? O assecondato dalla mia folle pigrizia quella che mi spinge a dire no e solo no a ogni invito. Bravi e grazie agli amici che continuano con le loro proposte per farmi andare fuori con loro, che capiscono i miei no, che proseguono a chiedermi di uscire malgrado io sia così antipatica. In più c’è anche questo lavoro senza regole: oggi si va, domani no, Festivi compresi, orari mai uguali tra loro, quando sarò libera? Chi lo sa. Si gioca quasi a caso. Un part time certo, ma dai caratteri molto particolari. Il resto del tempo invece trascorso in gran parte a casa. Il risultato è che adesso comincio a sentirlo un po’ il peso di questa clausura forzata, la sostanziale assenza da questo blog ne è una dimostrazione mi dico, o forse no anche questa rientra nei canoni dettati dalla mia pigrizia quella che attribuisco alla sclerosi multipla che mi fa comodo accusare di tutto quello che di brutto o anche solo scorretto mi accade. Mi sono sempre fatta bella dietro all’idea di non essere arrabbiata col fatto di essere malata, è capitato mi sono sempre detta, è andata cosi, poteva andare meglio mi sono ripetuta per anni, facciamocene una ragione, dài su, coraggio invece. Negli ultimi tempi invece non dico di essere arrabbiata – o almeno non mi sembra – ma annoiata sì, desiderosa di altro piuttosto, in disaccordo con questa cavolo di carrozzina forse. Poi c’è che ultimamente di notte sogno cose inedite, nuove per me, sprazzi che mi vedono in piedi, con passi mai sicuri, in costante rischio caduta, appoggiata sempre a qualcuno, mai sola, mai campionessa del passo eppure su due gambe. Quella me di ieri, che detestavo perché vivevo in piena vergogna col mondo. Tuttavia a notti alterne mi compaio nuovamente così e non ne capisco il perché, io sotto quella immagine non mi amavo, tanto da vedere quando è arrivata come una via verso la libertà. E ora che accade mi dico? Forse due anni quasi sempre a casa sono soffocanti e l’hanno fatta esplodere ancora di più quella sclerosi multipla che salta su e giù da bella stronza qual è?
Le avventure di un pomeriggio di mezza primavera
Rieccomi. Sono qui. Come se interessasse a qualcuno mi dico. Ma interessa a me e questo basta. Perché arrivo da un periodo un po’ pieno di rotture di scatole che mi hanno portata via da qui. Da dove iniziare allora: punto primo, siamo a inizio aprile ma tira un’aria ben fresca e la mascherina anti Covid che per legge dalla fine di marzo all’esterno si può portare al polso quando si sta lontani dagli altri è ancora molto utile davanti alla bocca perché ripara dagli schiaffi del vento. Vedi un po’ la fortuna di averla conosciuta. Continuiamo. Devo uscire di casa non per lavoro ma per una visita di controllo abbastanza scocciante in un ambulatorio privato che ha un parcheggio per disabili proprio davanti all’ingresso, bello in vista, segnalato dalle classiche righe azzurre, con una carrozzina bianca disegnata al centro e un bel gradino alto quattro centimetri circa per salire sul marciapiede di accesso. Cominciamo alla grande direi, speriamo che l’esito dell’esame vada meglio di questo esordio ridicolo mi dico. Alla fine del controllo, pagato il conto, ricevuta la fattura per la dichiarazione dei redditi 2022, lasciata la mail per ricevere il risultato dell’esame arriva una sorpresa, mio fratello che mi ha accompagnata decide di aggiungere un regalo che sa quanto mi potrà piacere come un semplice caffè bevuto nel mio bar preferito da cui manco da marzo 2020, dallo stop ai giochi causa Covid. Tavolo fuori, sotto un sole colorato ma con un vento che sferza invece, il tempo per beccarmi un’influenza che due giorni dopo mi atterra a letto con oltre 38° di febbre che su una tipa con sclerosi multipla come me significa quel che significa. Per fortuna il Covid non c’e, tutto negativo ma mica posso tacere sempre: vaffanculo sm, mi rompi sempre di più, sei la solita rompipalle che sa farsi viva anche solo dopo un caffè.
In prima pagina
L’Italia non parteciperà ai Mondiali di calcio del 2022. Occasione persa per divertirsi un po’, ma la squadra non ce l’ha fatta. L’Italia non ha partecipato nemmeno ai Mondiali di calcio del 2018, quattro anni fa. Fallimento sportivo che ha scritto una pagina nera nel medagliere della nostra nazionale. In tempi di Covid che non accenna a mollare la presa, la guerra In Ucraina, ben vigile e in prima linea, una notizia del genere però avrebbe meritato ben oltre l’ultima pagina di ogni giornale e tg. Ma figuriamoci se va così in un paese dove il calcio assomiglia a una filosofia, ma meglio che molli qui la presa per non rischiare di vestirmi da vecchia saputa-saputella solo perché io il tema lo guardo dall’alto del pieno disinteresse. Vabbè, passo oltre. Perché infatti tutti i media ne hanno parlato tanto con toni che mi hanno prima stupito e alla fine del tutto infastidito. Stiamo vivendo un periodo storico drammatico e tutto quello che accade oltre non merita nessuna grossa attenzione. Certo la vittoria agli Europei di quest’estate è stata una bella parentesi ma ora come ora oltre al Covid ancora qui abbiamo anche una guerra che incombe sopra di noi, non credo che possa essere considerato un grande dramma la nuova bolla vuota della nazionale ai Mondiali. Liberi di dirmi che è fin troppo facile per me: io che a 10 anni ho vissuto l’inaspettata felicità dell’Italia del 1982, quella dell’indimenticabile Paolo Rossi e dell’urlo magico di Marco Tardelli dopo il gol contro la Germania e che per giunta, un po’ più grande, nel 2006, ha potuto godere di un’altra Coppa del Mondo alzata verso il cielo dai nostri. Tutto verissimo ma continuo a credere che dopo due anni di pandemia che non ha l’aria di essere passata e una guerra che ci guarda non proprio da lontano, anzi, non credo siano i Mondiali mancati a essere la rovina più grave che siamo costretti a subire. Detto questo speriamo invece che sia tutto il resto a risolversi, è questo genere notizia che vorremmo leggere in prima pagina. Scusatemi se mi permetto.
Orgoglio e dignità
Fedez ha subito un importante intervento al pancreas conseguenza di un pericoloso tumore che ha messo sottosopra la sua vita ricoprendola di paure, ansie e molti, anche troppi e comprensibili, drammi personali e famigliari. Qualche tempo fa in una trasmissione di Pietro Gomez Fedez disse che dopo una risonanza magnetica gli era stata riscontrata una malattia legata a una demielinizzazione. Ricordo che feci un salto sulla sedia. Malattia demielinizzante? Sinonimo, accidenti a lei, di sclerosi multipla. Per arrivare a quel triste post su Instagram in cui, piangendo, racconta di un nuovo percorso che gli sta aprendo davanti di cui non si sente pronto per parlare apertamente chiedendo ai suoi numerosi follower del tempo per riordinare le idee, per parlare apertamente della sua malattia e buttare sul piatto il nome di quello che gli è capitato addosso. Eccola qui la sm, mi sono detta, avvolta nel suo solito stronzo bisogno di silenzio. Come me appunto, di fronte alla diagnosi chiesi a tutti di sigillare le bocche: alla mia famiglia, ai pochi amici che sapevano, nessuno doveva parlarne, negate le voci in giro, sclerosi multipla erano due orrende parole da non pronunciare. È per questo che ho capito Fedez, prima nel bisogno di silenzio ammirandolo poi quando ha raccontato della sua malattia che non è sclerosi multipla ma un brutto tumore che apre la strada a un periodo di cura e a una guarigione che gli auguro di tutto cuore. Bravo lui che ne ha parlato apertamente quindi? Avrei dovuto farlo prima anche io? Con la stessa scioltezza con cui si è mosso lui dopo un’inziale e naturale blocco? Era meglio se mi fossi messa in campo prima anche io? Avrei sofferto meno in termini di ansie personali? Le risposte le so tutte con chiarezza senza troppi punti domanda. No. E del mio orgoglio non ne parliamo? Dentro quel silenzio nel quale mi sono tuffata mi butterei di testa anche adesso potendolo fare. Sclerosi multipla restano due stronze parole che detesto, le porto in groppa perché mi tocca. Punto e a capo.
Deve essere questa la stampa bellezza?
Strano Paese il nostro. Lo vedi da come si sia mosso l’impaginato di un qualunque tg in questi ulimì giorni, da come le notizie di apertura abbiano fatto delle virate improvvise, da una direzione all’altra, da come poi, con la stessa rapidità si soffermino al sottovuoto spinto, così, senza alibi. Ora che l’Europa deve fare i conti con una guerra che non si aspettava, quantomeno non con questi toni, la stampa ne sta dando notizia a tamburo battente, proprio come deve essere, spesso inviando notizie anche ripetitive per cogliere al volo coloro che non hanno il tempo materiale per seguire tutti i tg a tutte le ore. Conseguenze? In una settimana, poco più poco meno, il Covid pare addirittura scomparso. La stampa non ne parla più, di certo molto meno, se non per niente. Tutti guariti? Nessun nuovo contagio? Questo mi sto chiedendo. Serviva il pericolo di una guerra mondiale, probabilmente atomica, per mettere a tacere le voci giornalistiche sul Covid degli ultimi due anni facendoci magari credere che la pandemia sia solo un ricordo da dimenticare? Difficile scegliere le notizie da prima pagina me ne rendo conto soprattutto quando si parla di una guerra e di una pandemia tutte due insieme. Strani giochi fa la storia: ci fu la Prima Guerra Mondiale con la Spagnola che colpirono insieme il mondo nel primo/secondo decennio del ‘900, come oggi quindi che stiamo vivendo il Covid più l’invasione Russa dentro Ucraina. Quello che contesto alla stampa però è il pericoloso silenzio in cui ha fatto cadere il Covid soprattutto quando ieri in chiusura di un tg ho visto la notizia che riguarda la paternità di Tiziano Ferro, in un altro il nuovo 45 giri firmato De Gregori e Venditti e poi le ultime sul campionato di calcio per non parlare della meschina puntata del Grande Fratello andata comunque in onda. Non è questa la stampa, bellezza.
Tutto questo non ha ragione
Una copia inversa del secolo scorso ecco cosa mi sembrano i primi vent’anni di questo millennio: se per i primi due decenni del ‘900 i libri di storia raccontano di una guerra dai tratti mondiali a che si porta appresso un’epidemia gravissima, oggi parliamo di una pandemia arrivata da Oriente che ci ha travolti – e chissà se è finita – cui sta facendo seguito una guerra scoppiata alle prime luci dell’alba di oggi in Ucraìna. Ecco che torna in ballo la mia di generazione, quella nata tra anni ’60 e 70, la più fortunata, quella che ha portato a termine la maggior parte dei propri progetti senza troppi ostacoli davanti a sé, certo ci siamo beccati le BR, gli anni del terrorismo, i drammi della Mafia, Tangentopoli, l’ego smisurato di qualche politico internazionale che certo un po’ di paura ce l’ha messa come le Torri Gemelle, gli attentati in Francia, niente di buono di sicuro ma tutto avvolto da un alone di una certa sicurezza che chissà da dove veniva, forse anche da un po’ di inconsapevolezza. Ma i tratti di quello che sta succedendo da oggi, con Putin drammatico protagonista e il suo discorso che dichiara l’inizio della guerra, fanno davvero paura. E penso ancora alle nuove generazioni, mi preoccupa molto l’ennesimo taglio pesantissimo che stanno subendo. Stamattina il risveglio, accidenti, quanto duro è stato per tutti noi. L’annuncio di guerra di Putin, le bombe russe verso l’Ucraìna e poi le dichiarazioni contro di lui di Biden, Ursula von Der Leye, Steinmeier, Macron, del nostro Draghi che parlano tutti di immediate sanzioni economiche contro la Russia che chissà quali conseguenze avranno. Solo brividi quando il presidente ucraìno ha chiesto ai suoi cittadini di arruolarsi, presentare soldi allo Stato, donare sangue, scendere in piazza armati, il paese è in guerra ha detto paragonando la Russia alla Germania nazista. Si è rivolto in lingua russa anche alle popolazioni governate da Putin: “È un nazista non diverso da Hitler – ha detto loro – prendete le distanze da lui, stiamo vivendo tutti stesso pericolo”.