Se bastasse una bella canzone

Sabato scorso: su una pagina tv c’era Sanremo che chiudeva la sua porta targata 2026, bastava voltarla e si trovava una nuova guerra, Stati Uniti e Israele contro Iran, vicenda drammatica che sta conducendo tutta la regione alle fiamme. Non male come sabato sera, io avrei annullato il Festival, sono stata contraddetta, da anni ci sono molte guerre in campo, sarebbe ipocrita mi è stato controbattuto, vero probabilmente, solo che oggi, al terzo giorno di conflitto, tutta la regione boccheggia, i bombardamenti continuano, il conflitto si è già allargato, il Medio Oriente trema e fa tremare. A Sanremo, invece, tutt’altro, ci ha pensato il vincitore, Sal da Vinci, a fare scuola, vincendo con una canzone guidata da un’esibizione che non ha dimenticato di mettere giù uno stile da matrimonio napoletano, con tutto il rispetto. Quindi adesso tocca stare a vedere come andranno avanti le cose. Castello delle Cerimonie, corrici in soccorso.

Sanremo, per me, forse non è più Sanremo

Sul palco dell’Ariston c’è stato il debutto ufficiale di Sanremo 2026, ieri sera, ma come accade da almeno un decennio quel brivido intenso, energico, vigoroso, significativo che mi accompagnava in vista della sua attesa, fin da quando ero piccoletta, non c’è stato, la risposta è presto data, conosco meno della metà degli artisti in gara. Anche questo ha comportato invecchiare, mi faccio ridere da sola con queste parole e continuo pure sul tono: perché Sanremo, per me, non è più Sanremo. Devo averlo già scritto su queste pagine quanto in passato mi emozionasse seguirne le puntate, con blocchetto e penna in mano oltretutto per attribuire un voto alle canzoni che preferivo e confrontare il giorno dopo il mio giudizio con quello espresso dai giornalisti in sala stampa che di fatto era il posto dove avrei voluto sedere anche io per ascoltare in diretta i loro pareri. I quotidiani in passato dedicavano paginate intere a Sanremo piene di interviste, immagini, giudizi, retroscena, scandali a piovere, era il Festival delle meraviglie, oggi gli accenti si sono ridotti ma forse va bene così visto quanto accade nel nostro mondo, pianeta che ovvio necessita maggiore attenzione rispetto al nostro Festival. La serata di ieri l’ho vista in gran parte, al di là di quanto prevedessi, ero in attesa che la lavatrice terminasse il suo ciclo, quindi a bordo della mia sedia a rotelle non stavo troppo comoda per affrontare con qualità la solita dormita sul divano. E quindi ho ascoltato molte canzoni, per quel ho sentito mi sono piaciuti Sayf e Fibonacci, mai sentiti prima di ieri sera, ma che in ogni caso io e la mia senilità abbiamo approvato.

Repliche servite in quantità

Non guardo molta tv eppure la vedo. Ritorno indietro, non guardo la televisione con piacere, eccola la precisazione, la subisco diciamola tutta. Ora più che mai perché mi sono accorta che in questo periodo Festivo il palinsesto si moltiplica di repliche. Possibile mi chiedo? Sì. I personaggi che la costruiscono sono in Ferie, loro, perlopiù strapagati, arricchitisi attorno a un benessere spesso privo di autentico talento, se ne stanno in vacanza per alcune settimane, queste insomma, mentre le loro trasmissioni sono comunque in onda, un accordo di repliche dei mesi scorsi, appoggiato su un ripiano di già visto che sa infastidire e basta, rivolto a un pubblico che boccheggia di noia. Mi innervosisce il concetto stesso. La scorsa primavera uno di questi personaggi quasi a giustificare la pausa estiva che stava per intraprendere disse come i mesi di stacco che gli stavano davanti fossero necessari per tornare in onda in autunno con nuove idee che già sentiva battergli in testa. Da settembre non ho visto nessuna novità. Ora batte in testa qualcosa a me: scrivere alle direzioni che mettono in onda questo bagaglio di repliche per dire la mia maturata in questi giorni di fastidiosa tv, su questo insieme natalizio insipido, già visto, inutile, privo di significato e valore e che non ha contenuti accettabili. Anche io la subisco la tv ma so tollerarne i limiti, ho pure altro da fare per riempire i miei spazi ma rifletto su chi ha reale bisogno di una programmazione inedita: gli anziani, per esempio, che sono un popolo che ha necessità di cose nuove, inedite e di vivaci attenzioni. Se mi salta il matto scriverò due giustificate righe da inviare alle direzioni di certi canali tv.