Ieri sera dopo un mondo di settimane sono uscita per una rapida cena con la mia famiglia; solito bar, meta storica di Jesolo, tappa scelta per svuotare la testa dai troppi pensieri degli ultimi tempi, un toast il progetto, un piccolo gelato, caffè in conclusione. E mentre mangiamo, con la coda dell’occhio chi ti vedo? La rivale in amore della mia giovinezza, quella che mi viaggiava appresso con una marcia in più in quegli anni, lei che portava con sé le credenziali utili per stringersi addosso il mio desiderio per eccellenza, quello di certi momenti indimenticabili, ma per davvero, firmati dai diciotto anni. Si condivideva la stessa cotta che dopo un inizio brillante in cui il lui del caso mi aveva scelta con un emozionante “mi piaci da impazzire” anche troppo in fretta si era rivolto a lei correndo tra le sue braccia mettendomi al palo con una veloce e umiliante telefonata. Alla fine ieri sera quando per noi è arrivato il momento di rientrare a casa, lei, che aveva parcheggiato davvero male, è stata richiamata ridendo da Luca che le chiedeva di spostare l’auto, di corsa è uscita, scusandosi: lì mi riconosce, mi guarda, non sa che fare, che dire, mi allunga una mano, io anche, mi abbraccia, mi bacia, lacrima, lo vedo, le dico che non deve, che io sto bene, resto la stessa dei tempi in cui quel tizio ci ha fatte litigare, mi dice di chiudere l’argomento, lui, era sufficientemente stronzo per noi, concordo, rispondo, avremo modo di fare due chiacchiere in più sul tema. Perché poi quel passato di oltre vent’anni fa lo merita un punto a capo.
Punto e a capo
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela