C’è da tornare fuori

Anche Pasqua è andata e con lei Pasquetta. Lavorato tutti e due i giorni, e sia. Il resto del tempo l’ho passato a casa. Come a Natale e per la grande coppia San Silvestro/1 gennaio. O come a Ferragosto dell’anno passato se è per questo, e il prossimo 25 aprile di dopodomani ma anche l’1 maggio della prossima settimana. Piallato tutto dal rischio Covid? Nascosto dietro a una mascherina? O assecondato dalla mia folle pigrizia quella che mi spinge a dire no e solo no a ogni invito. Bravi e grazie agli amici che continuano con le loro proposte per farmi andare fuori con loro, che capiscono i miei no, che proseguono a chiedermi di uscire malgrado io sia così antipatica. In più c’è anche questo lavoro senza regole: oggi si va, domani no, Festivi compresi, orari mai uguali tra loro, quando sarò libera? Chi lo sa. Si gioca quasi a caso. Un part time certo, ma dai caratteri molto particolari. Il resto del tempo invece trascorso in gran parte a casa. Il risultato è che adesso comincio a sentirlo un po’ il peso di questa clausura forzata, la sostanziale assenza da questo blog ne è una dimostrazione mi dico, o forse no anche questa rientra nei canoni dettati dalla mia pigrizia quella che attribuisco alla sclerosi multipla che mi fa comodo accusare di tutto quello che di brutto o anche solo scorretto mi accade. Mi sono sempre fatta bella dietro all’idea di non essere arrabbiata col fatto di essere malata, è capitato mi sono sempre detta, è andata cosi, poteva andare meglio mi sono ripetuta per anni, facciamocene una ragione, dài su, coraggio invece. Negli ultimi tempi invece non dico di essere arrabbiata – o almeno non mi sembra – ma annoiata sì, desiderosa di altro piuttosto, in disaccordo con questa cavolo di carrozzina forse. Poi c’è che ultimamente di notte sogno cose inedite, nuove per me, sprazzi che mi vedono in piedi, con passi mai sicuri, in costante rischio caduta, appoggiata sempre a qualcuno, mai sola, mai campionessa del passo eppure su due gambe. Quella me di ieri, che detestavo perché vivevo in piena vergogna col mondo. Tuttavia a notti alterne mi compaio nuovamente così e non ne capisco il perché, io sotto quella immagine non mi amavo, tanto da vedere quando è arrivata come una via verso la libertà. E ora che accade mi dico? Forse due anni quasi sempre a casa sono soffocanti e l’hanno fatta esplodere ancora di più quella sclerosi multipla che salta su e giù da bella stronza qual è?

Le avventure di un pomeriggio di mezza primavera

Rieccomi. Sono qui. Come se interessasse a qualcuno mi dico. Ma interessa a me e questo basta. Perché arrivo da un periodo un po’ pieno di rotture di scatole che mi hanno portata via da qui. Da dove iniziare allora: punto primo, siamo a inizio aprile ma tira un’aria ben fresca e la mascherina anti Covid che per legge dalla fine di marzo all’esterno si può portare al polso quando si sta lontani dagli altri è ancora molto utile davanti alla bocca perché ripara dagli schiaffi del vento. Vedi un po’ la fortuna di averla conosciuta. Continuiamo. Devo uscire di casa non per lavoro ma per una visita di controllo abbastanza scocciante in un ambulatorio privato che ha un parcheggio per disabili proprio davanti all’ingresso, bello in vista, segnalato dalle classiche righe azzurre, con una carrozzina bianca disegnata al centro e un bel gradino alto quattro centimetri circa per salire sul marciapiede di accesso. Cominciamo alla grande direi, speriamo che l’esito dell’esame vada meglio di questo esordio ridicolo mi dico. Alla fine del controllo, pagato il conto, ricevuta la fattura per la dichiarazione dei redditi 2022, lasciata la mail per ricevere il risultato dell’esame arriva una sorpresa, mio fratello che mi ha accompagnata decide di aggiungere un regalo che sa quanto mi potrà piacere come un semplice caffè bevuto nel mio bar preferito da cui manco da marzo 2020, dallo stop ai giochi causa Covid. Tavolo fuori, sotto un sole colorato ma con un vento che sferza invece, il tempo per beccarmi un’influenza che due giorni dopo mi atterra a letto con oltre 38° di febbre che su una tipa con sclerosi multipla come me significa quel che significa. Per fortuna il Covid non c’e, tutto negativo ma mica posso tacere sempre: vaffanculo sm, mi rompi sempre di più, sei la solita rompipalle che sa farsi viva anche solo dopo un caffè.

In prima pagina

L’Italia non parteciperà ai Mondiali di calcio del 2022. Occasione persa per divertirsi un po’, ma la squadra non ce l’ha fatta. L’Italia non ha partecipato nemmeno ai Mondiali di calcio del 2018, quattro anni fa. Fallimento sportivo che ha scritto una pagina nera nel medagliere della nostra nazionale. In tempi di Covid che non accenna a mollare la presa, la guerra In Ucraina, ben vigile e in prima linea, una notizia del genere però avrebbe meritato ben oltre l’ultima pagina di ogni giornale e tg. Ma figuriamoci se va così in un paese dove il calcio assomiglia a una filosofia, ma meglio che molli qui la presa per non rischiare di vestirmi da vecchia saputa-saputella solo perché io il tema lo guardo dall’alto del pieno disinteresse. Vabbè, passo oltre. Perché infatti tutti i media ne hanno parlato tanto con toni che mi hanno prima stupito e alla fine del tutto infastidito. Stiamo vivendo un periodo storico drammatico e tutto quello che accade oltre non merita nessuna grossa attenzione. Certo la vittoria agli Europei di quest’estate è stata una bella parentesi ma ora come ora oltre al Covid ancora qui abbiamo anche una guerra che incombe sopra di noi, non credo che possa essere considerato un grande dramma la nuova bolla vuota della nazionale ai Mondiali. Liberi di dirmi che è fin troppo facile per me: io che a 10 anni ho vissuto l’inaspettata felicità dell’Italia del 1982, quella dell’indimenticabile Paolo Rossi e dell’urlo magico di Marco Tardelli dopo il gol contro la Germania e che per giunta, un po’ più grande, nel 2006, ha potuto godere di un’altra Coppa del Mondo alzata verso il cielo dai nostri. Tutto verissimo ma continuo a credere che dopo due anni di pandemia che non ha l’aria di essere passata e una guerra che ci guarda non proprio da lontano, anzi, non credo siano i Mondiali mancati a essere la rovina più grave che siamo costretti a subire. Detto questo speriamo invece che sia tutto il resto a risolversi, è questo genere notizia che vorremmo leggere in prima pagina. Scusatemi se mi permetto.

Orgoglio e dignità

Fedez ha subito un importante intervento al pancreas conseguenza di un pericoloso tumore che ha messo sottosopra la sua vita ricoprendola di paure, ansie e molti, anche troppi e comprensibili, drammi personali e famigliari. Qualche tempo fa in una trasmissione di Pietro Gomez Fedez disse che dopo una risonanza magnetica gli era stata riscontrata una malattia legata a una demielinizzazione. Ricordo che feci un salto sulla sedia. Malattia demielinizzante? Sinonimo, accidenti a lei, di sclerosi multipla. Per arrivare a quel triste post su Instagram in cui, piangendo, racconta di un nuovo percorso che gli sta aprendo davanti di cui non si sente pronto per parlare apertamente chiedendo ai suoi numerosi follower del tempo per riordinare le idee, per parlare apertamente della sua malattia e buttare sul piatto il nome di quello che gli è capitato addosso. Eccola qui la sm, mi sono detta, avvolta nel suo solito stronzo bisogno di silenzio. Come me appunto, di fronte alla diagnosi chiesi a tutti di sigillare le bocche: alla mia famiglia, ai pochi amici che sapevano, nessuno doveva parlarne, negate le voci in giro, sclerosi multipla erano due orrende parole da non pronunciare. È per questo che ho capito Fedez, prima nel bisogno di silenzio ammirandolo poi quando ha raccontato della sua malattia che non è sclerosi multipla ma un brutto tumore che apre la strada a un periodo di cura e a una guarigione che gli auguro di tutto cuore. Bravo lui che ne ha parlato apertamente quindi? Avrei dovuto farlo prima anche io? Con la stessa scioltezza con cui si è mosso lui dopo un’inziale e naturale blocco? Era meglio se mi fossi messa in campo prima anche io? Avrei sofferto meno in termini di ansie personali? Le risposte le so tutte con chiarezza senza troppi punti domanda. No. E del mio orgoglio non ne parliamo? Dentro quel silenzio nel quale mi sono tuffata mi butterei di testa anche adesso potendolo fare. Sclerosi multipla restano due stronze parole che detesto, le porto in groppa perché mi tocca. Punto e a capo.

Deve essere questa la stampa bellezza?

Strano Paese il nostro. Lo vedi da come si sia mosso l’impaginato di un qualunque tg in questi ulimì giorni, da come le notizie di apertura abbiano fatto delle virate improvvise, da una direzione all’altra, da come poi, con la stessa rapidità si soffermino al sottovuoto spinto, così, senza alibi. Ora che l’Europa deve fare i conti con una guerra che non si aspettava, quantomeno non con questi toni, la stampa ne sta dando notizia a tamburo battente, proprio come deve essere, spesso inviando notizie anche ripetitive per cogliere al volo coloro che non hanno il tempo materiale per seguire tutti i tg a tutte le ore. Conseguenze? In una settimana, poco più poco meno, il Covid pare addirittura scomparso. La stampa non ne parla più, di certo molto meno, se non per niente. Tutti guariti? Nessun nuovo contagio? Questo mi sto chiedendo. Serviva il pericolo di una guerra mondiale, probabilmente atomica, per mettere a tacere le voci giornalistiche sul Covid degli ultimi due anni facendoci magari credere che la pandemia sia solo un ricordo da dimenticare? Difficile scegliere le notizie da prima pagina me ne rendo conto soprattutto quando si parla di una guerra e di una pandemia tutte due insieme. Strani giochi fa la storia: ci fu la Prima Guerra Mondiale con la Spagnola che colpirono insieme il mondo nel primo/secondo decennio del ‘900, come oggi quindi che stiamo vivendo il Covid più l’invasione Russa dentro Ucraina. Quello che contesto alla stampa però è il pericoloso silenzio in cui ha fatto cadere il Covid soprattutto quando ieri in chiusura di un tg ho visto la notizia che riguarda la paternità di Tiziano Ferro, in un altro il nuovo 45 giri firmato De Gregori e Venditti e poi le ultime sul campionato di calcio per non parlare della meschina puntata del Grande Fratello andata comunque in onda. Non è questa la stampa, bellezza.

Tutto questo non ha ragione

Una copia inversa del secolo scorso ecco cosa mi sembrano i primi vent’anni di questo millennio: se per i primi due decenni del ‘900 i libri di storia raccontano di una guerra dai tratti mondiali a che si porta appresso un’epidemia gravissima, oggi parliamo di una pandemia arrivata da Oriente che ci ha travolti – e chissà se è finita – cui sta facendo seguito una guerra scoppiata alle prime luci dell’alba di oggi in Ucraìna. Ecco che torna in ballo la mia di generazione, quella nata tra anni ’60 e 70, la più fortunata, quella che ha portato a termine la maggior parte dei propri progetti senza troppi ostacoli davanti a sé, certo ci siamo beccati le BR, gli anni del terrorismo, i drammi della Mafia, Tangentopoli, l’ego smisurato di qualche politico internazionale che certo un po’ di paura ce l’ha messa come le Torri Gemelle, gli attentati in Francia, niente di buono di sicuro ma tutto avvolto da un alone di una certa sicurezza che chissà da dove veniva, forse anche da un po’ di inconsapevolezza. Ma i tratti di quello che sta succedendo da oggi, con Putin drammatico protagonista e il suo discorso che dichiara l’inizio della guerra, fanno davvero paura. E penso ancora alle nuove generazioni, mi preoccupa molto l’ennesimo taglio pesantissimo che stanno subendo. Stamattina il risveglio, accidenti, quanto duro è stato per tutti noi. L’annuncio di guerra di Putin, le bombe russe verso l’Ucraìna e poi le dichiarazioni contro di lui di Biden, Ursula von Der Leye, Steinmeier, Macron, del nostro Draghi che parlano tutti di immediate sanzioni economiche contro la Russia che chissà quali conseguenze avranno. Solo brividi quando il presidente ucraìno ha chiesto ai suoi cittadini di arruolarsi, presentare soldi allo Stato, donare sangue, scendere in piazza armati, il paese è in guerra ha detto paragonando la Russia alla Germania nazista. Si è rivolto in lingua russa anche alle popolazioni governate da Putin: “È un nazista non diverso da Hitler – ha detto loro – prendete le distanze da lui, stiamo vivendo tutti stesso pericolo”.

Latino e greco, sempre loro

Ho saputo di una storia che mi ha commosso. Un gesto apparentemente semplice, un incontro tra generazioni estreme che ha investito di partecipazione e sorrisi tutte e due. A Roma davanti al liceo classico Torquato Tasso, uno dei più autorevoli della capitale, c’è una Rsa, le finestre delle aule e quelle delle camere della struttura per anziani si affacciano una davanti all’altra. Un certo giorno i giovani liceali appena entrati in classe intravedono alla finestra della Rsa una signora che guarda l’esterno, la salutano con la mano, lei risponde con un sorriso, questo scambio di rispetto da una parte e autentica gioia dall’altra diventa un appuntamento fisso anche se breve, i ragazzi devono sedersi ai banchi appena entrano in classe i prof, la signora si muove verso le sue di abitudini quotidiane. Ma giorno dopo giorno l’appuntamento diventa un’abitudine e l’entusiasmo sale da parte di tutte e due le parti, gli alunni del Tasso confezionano anche cartelloni con cuori e disegni che espongono alle finestre, la signora si presenta tutte le mattine con gioia crescente. Su richiesta dei giovani liceali il dirigente del Tasso è spinto a contattare la direzione della Rsa per cercare di organizzare un incontro tra la signora e i ragazzi ma c’è il Covid di mezzo, Skype è l’umica soluzione: accettata da entrambe le parti, ovvio che sì. La signora ha 93 anni, è brillante e chiacchierona, i liceali ne hanno circa 17 e salutano con grande rispetto la nonna che hanno adottato con un gesto che vale la pena solo di ammirare. Due generazioni che stanno pagando il Covid con un peso troppo gravoso ma con la voglia di essere lì l’una per l’altra. I ragazzi li ho ammirati perché questi due anni per loro sono stati gravosi, uno strappo alla giovinezza che non si ricucirà né recupererà facilmente, eppure hanno trovato il tempo e la voglia per correre in soccorso all’ultima fase della vita di una signora che doveva meritare di terminarla più serenamente. Però lo devo dire ancora una volta: liceo classico, latino e greco, tanta fatica, tantissima, ma i risultati poi si leggono in quelle scelte della vita che sanno fare la differenza.

E se c’entrasse ancora lei?

Non ho più voglia di leggere. O peggio ancora, non capisco quello che sto leggendo, non entro più dentro le parole, nel ritmo del testo, non mi muovo con la storia, fatico a voltare pagina quando raggiungo la fine del capitolo e mi blocco lì. Ho chiuso il 2021 con una lunga carrellata di titoli letti, senza mettermi in gara con nulla, così, un romanzo dopo l’altro, cercando quella bella pagina in più che fa la differenza. E ora? Niente più. Un presente in piena discesa: ho chiuso l’anno passato prendendo in mano un romanzo che avevo in casa da tempo immemore e che non so nemmeno come ci sia arrivato, se con uno sventato acquisto mio o con un regalo di quelli che molli con sufficienza nella tua libreria oppure con una richiesta fatta a chi sa chi per averne sentito parlare da chissà chi. L’autrice è una donna, italiana, ecco cosa mi ha convinto a prenderlo in mano, perché l’anno scorso ho letto molto declinato al femminile, un autentico treno di letteratura denso di bellezza e fascino. Ma evidentemente il vagone che conteneva questo primo romanzo del 2022 si è staccato. O sono io che mi sono sganciata dal piacere di leggere? Perché ora che la prima lettura del 2022 si è finalmente conclusa con molta lentezza e poco, pochissimo piacere per mettermi alla prova mi sono infilata dentro un nuovo romanzo, vestito da una bella copertina bianca Einaudi – portatrice di bellezza, si sa – firmato da un autore americano che ben conosco per essere tra i migliori: eppure ancora niente. C’è mancanza di memoria soprattutto e scarsa concentrazione poi, attenzione ai minimi, mai accaduto con questa triste potenza. E allora, siccome non sono una che la prende con leggerezza mi sto già dicendo: vuoi vedere che la difficoltà che hai di leggere dipende dal fatto che non capisci più la pagina scritta e che ancora una volta c’entra quella stronza di sclerosi multipla?

Buoni 50, Fede

13 febbraio 2020. Compleanno della mia amica storica. Con alcune del nostro gruppo per quel giorno si riesce a combinare un pranzo mettendo insieme la pausa pranzo della festeggiata, il mio giorno libero, le ferie di una terza di noi riuscendo a ritrovarci in modo ristretto ma con l’obiettivo di recuperlare anche con gli altri. In quel momento un appuntamento del genere significa baci e abbracci di buon compleanno da scambiare dopo esserci incontrate, entrare con sicurezza dentro il locale scelto, stare sedute allo stesso tavolo senza mantenere distanze avvilenti, nessuna mascherina sul volto e massima libertà rispetto a tutto quello che ci gioca intorno. Mentre si mangia il discorso cade anche su quello che sta accadendo a Whuan in Cina travolta all’improvviso da un’epidemia virale che si chiama Coronavirus e che in quel momento per noi ha tutta l’aria di essere troppo lontana per poterci raggiungere. Ma che vuoi che ci succeda diciamo. Non è speranza la nostra, ha i tratti della certezza, avevamo un compleanno da festeggiare, un regalo da consegnare, parole da scambiare, anche qualche pettegolezzo che fa sempre bene all’umore. Dieci giorni, il nostro umore cambia: c’è Codogno da mettere in conto e poi Vò Euganeo, il Carnevale di Venezia che salta da un momento all’altro, un nuovo modo per starnutire e tossire da imparare, sempre dentro un fazzoletto di carta ci insegnano è fondamentale, le mani vanno lavate sempre più spesso, di casa invece si deve uscire sempre meno. Si sta facendo largo l’incubo che passa da Bergamo, dalla Lombardia, dal Veneto, dall’Italia, dall’Europa, dal resto del pianeta. Ecco a voi il Covid. Ma cosa sto a ripetere, roba tutta stranota e che non è ancora passata e che ci sta esaurendo se solo non lo avesse già fatto. Forse è per questo che sono un po’ arrabbiata col Festival di Sanremo, cinque serate un po’ lunghette ma piacevoli certo ma il punto è proprio questo. Troppo piacevoli da sembrare una pagina che si volta, l’avvio di un nuovo domani libero dal Covid, come una una ripartenza già in moto, inserita la marcia. pronti, siamo in viaggio liberi di nuovo. Un nuovo giorno senza pensieri, il peggio è passato, ora è tempo per ridere ancora, ballare, basta pensieri, alziamo i calici, si brinda, la guerra è finita. E questo mi ha disturbato, perché non siamo per niente arrivati qui, la situazione che stiamo vivendo ora è solo vagamente migliorata, forse un passetto in avanti lo abbiamo fatto, ma un passetto non è ancora la libertà piena. E la tv di Stato a questo deve pensare, al di là di ascolti e inserzionisti pubblicitari.

Ps: 13 febbraio 2022: buon compleanno Fede, son 50 anche per te, ragazza mia.

Notte prima degli esami

La notizia è degli ultimi giorni: a giugno ritornerà la Maturità con due scritti e un orale. I ragazzi hanno fatto un capitombolo dalla sedia quando l’hanno saputo reagendo con proteste e lamenti. Da due anni, causa Covid, la Maturità era diventata un siparietto molto simile a un giochetto da tavolo e per questo gli studenti appena hanno saputo la notizia si sono messi sul piede di guerra. Il Covid ci ha allontanati dalla scuola a fasi intermittenti, hanno detto, rendendo più fragile la nostra preparazione, quindi non siamo pronti per affrontare un esame di questo genere. Forse è vero. Ma una quasi ritrovata normalità ha un valore impagabile, dico io, e se il prezzo da pagare per ottenerla è un diploma in mano ottenuto dopo il superamento di un esame scolastico autentico e guadagnato sul campo è meglio passare da lì. Chissà se li convincerei, potrebbero dirmi che è molto facile per me che a giugno non dovrò fare nessun esame e che la mia Maturità l’ho fatta mille e più mille giorni fa. Vero, ma ribatto e dico che questo esame ha il sapore di una svolta, di una nuova speranza, quella che il Covid nega da troppo, quella di tutti ma dei ragazzi ancora di più. Sì vabbè mi direbbero, ma allora non si poteva trovare un’altra soluzione? Allora racconterei la mia di maturità. Liceo Classico. L’incubo era che uscisse come seconda prova scritta Greco. Uscì. Storia e Filosofia: erano in carico allo stesso insegnante, siccome l’anno prima era uscita come materia per l’orale Filosofia concentrò di più la nostra preparazione su Storia affidandosi al rodato meccanismo dell’alternanza ministeriale che un anno ne proponeva una il successivo l’altra. Fallì. Materia scientifica per il Classico? Fisica. Per me pari a un volo nel vuoto dell’ignoranza. Sono gli esami a essere così, si chiamerebbero telefonate tra amici altrimenti ma il loro valore aggiunto è proprio dare la forza per superarli e la Maturità in particolare perché da sempre rappresentata lo spartiacque che prende per mano giovani ragazzi per portarli dentro la vita adulta. Ecco cosa direi ancora ai ragazzi.