Avviciniamo il traguardo di chi è appena partito

Indecisi su quali regali fare per il prossimo Natale? Vi do un suggerimento: e se faceste una donazione in favore della ricerca che tenta una soluzione per liberare il campo dalla sclerosi multipla? Egoista che non è altro mi sento risuonare dentro le orecchie, me lo state ripetendo in coro probabilmente ma dichiaro a tutta voce che siete fuori quota, io so di essere ampiamente distante da ogni traguardo risolutivo quindi cosa sto a chiedere cosa: una speranza in più per chi, ancora giovane, si trova ingabbiato dentro questa squallida prigione. Vi invito verso: www.aism.it/ricerca_scientifica. E grazie, a nome di tutti.

Aism per tanti di noi

Negli ultimi tempi circolano, tra stampa e tv, un numero decuplicato rispetto al passato di spot indirizzati alla ricerca scientifica che tenta di combattere – sia mai vincere – la sclerosi multipla. Per arrivare a questi esiti c’è ovviamente bisogno di denaro, donazioni insomma. La sclerosi multipla non avvisa, non aspetta, non si ferma. 14.000 persone hanno bisogno di te. Questo il claim promozionale individuato, bello, forte, potente aggiungo io, che di stampa ne capisco poco ma qualcosa sì. Eccola forse la ragione per cui mi chiedo come mai questo lancio pubblicitario sia tanto completo e ricco, abbondante per forma quantità, qualità rispetto ad altri. Un tempo con la mia famiglia avevamo deciso di fare tutti insieme, con carattere continuativo, donazioni all’Aism fino a che, durante una cena, seduti a tavola io ho detto una cosa semplice “siamo arrivati fino a qui, sedia a rotelle compresa, che dite, tiriamo i remi in barca?”. Mi hanno guardata, non so se fossero d’accordo, se mi hanno ascoltata, se le donazioni le hanno davvero interrotte o continuate, so solo che quando papà è morto tutti abbiamo deciso di non chiedere fiori per il suo funerale ma donazioni in favore della ricerca contro la sclerosi multipla. Come avresti voluto tu, papà, ne siamo certi.

Risonanza Magnetica con liquido di contrasto

Eccomi qui, di nuovo, finalmente su queste pagine, dove sto pur bene perché, lo ripeto, qui trovo aria libera, la sento, mi serve per non soffocare dentro la noia, la stessa che mi travolge portandomi via con sé, sempre, da sempre. Eppure, come la più lavativa tra gli studenti, sono sempre pronta a farmi da parte quando mi va, trovando scuse nuove anche se, lo dico, qualche ragione c’è e mi va concessa, io credo. Pronti, via che mi giustifico allora, anche se non è troppo difficile, mica devo cercare chissà dove le parole che mi servono, eccole pronte: Risonanza magnetica cerebrale con liquido di contrasto, quella fatta a metà della scorsa settimana. Appuntamento nella solita clinica padovana che conosco fin troppo bene purtroppo, specializzata nel rintracciare coi mezzi scientifici che mette a disposizione ogni passaggio di stabilità o avanzamento – mai indietro sia chiaro – della sclerosi multipla che ho legata in groppa. Con tutto il suo peso. Multiplo, appunto. Che ansia prima di farla, multipla anche lei la definirei, eppure come mi hanno ripetuto tutti in famiglia la verità la si sa, che vuoi che dicano in più adesso? Già, che significato può uscire questa volta – e che già non conosco -, cosa potrà mai raccontare quel tubo insolente dove vengo infilata per portare a capo l’esame, proprio quello che nella mia vita mi ha accolta tra le sue braccia arroganti almeno una trentina di volte disegnando scampoli tormentati di vita, quel finto viaggio che ho ritrovato anche la scorsa settimana, rumoroso e assordante, e da cui come sempre sono uscita frastornata, con la testa che girava, spaventata per non guardare, neppure per sbaglio, le immagini del mio cervello proiettate sui video tecnologici che lo avevano fotografato, a chiazze nere e poi bianche, e che magari avrei potuto anche interpretare abituata come sono a starci accanto forse incrociando anche solo per errore gli sguardi scambiati tra i radiologi davanti a me. Impegnati a distrarre proprio me dalla verità.  

Costruisci qualcosa

Sto bene? Non del tutto. Anche se non sto male va scritto, magari sono solo stanca, triste direi, forse annoiata più che altro, di certo invecchiata, come tutti magari, io di più, mi attribuisco un premio vinto sul campo. Posso? Sì. Ogni cosa ultimamente si misura attorno a come prendo, abbandono, lascio stare e metto da parte, i libri per esempio, pure quelli che mi piacciono, e poi queste pagine, le mie, quella valvola aperta verso il respiro pulito in cui ho creduto fin dall’inizio, quando mi sono sembrate l’idea migliore per dare un capo a tutto quello che mi sentivo nascere dentro e che oggi ho per lo più abbandonato. Non ho dimenticato la ragione per cui sono nate, il significato con cui le ho messe in campo, ma da un po’ ho chiuso a chiave tutto, a doppia mandata, per monotonia e per tutte le ragioni che ho raccontato sopra. Quando mi avvicino al pc e apro un file mi sale addosso il desiderio di andarmene altrove, manca la voglia di spalancare la mente, di essere presente sul pezzo, di scrivere, di mettere in piedi idee che difatti passano via con velocità, non si forma niente, non si ferma niente

Quei libri che spero di aver ritrovato

Credo di avere ripreso a leggere seguendo i ritmi che riconosco come i miei, me lo auguro almeno. Mi sento presa per mano da una ritrovata continuità tra le parole, la stessa di un tempo, la scansione necessaria per rilanciarmi a corpo vivo tra pagine e nomi che disegnano su di me un piacere forte, vivo, puro, attivo, ricco, quello che solo la lettura mi sa restituire. Ho deciso che per rimettermi su questa strada devo pensare a me, solo a me, mettendo da parte il resto, il libro in mano lo sapevo che mi isola dall’esterno, da mamma nel dettaglio che, mentre io leggo, rimane ferma e sola davanti alla tv accesa. Non si fa mi dicevo, non è giusto che tu segua questa linea, non è per niente corretta, e così la mia voglia di leggere l’ho declassata, è andata in coda, cercando di rintracciare piuttosto un sistema per rivestire anche il tempo libero di mamma con qualcosa di più ricco per mente e desiderio. Restavo solo io la sua compagnia, spesso annoiata, poco preziosa, incapace di ridere e far ridere. Guardavo i miei libri mentre facevo comprare per lei riviste con parole crociate, giornali, testi che potessero riempire il suo e di conseguenza il mio di tempo libero, ma niente, il suo sguardo rimaneva sempre fisso e fermo verso il vuoto, o sulla la tv, insieme a un umore bloccato su frequenze inutili, il mio non da meno, convinta poi che leggere non fosse più roba per me. Così i libri sono scesi nella mia graduatoria del piacere e con loro anche ogni desiderio di lettura soffocato da un silenzio che ha frenato la volontà. Passata l’afa, a fine agosto, si stava sul terrazzo, ma poi pioggia e aria fresca ce lo hanno impedito, maledizione a te sclerosi multipla che mi rendi tanto fragile. Ora, però, ho individuato il modo per compiere un balzo in avanti, l’ho inseguito e ho voluto attribuirmi un vantaggio personale fatto di egoismo ma costruito su un desiderio di libertà che sento dentro, nella speranza che faccia da traino anche a mamma con il desiderio che le parole crociate in suo possesso le diano un sentito vigore. Io, nel frattempo, forse con esagerata freddezza, ho capito che ai miei libri non posso più rinunciare.

Leggere, che passione

Mi piace scrivere, certo, mica mi sarei buttata dentro questo blog altrimenti, ricordo molto bene quando decisi di farlo, licenziata da pochi mesi, ancora senza un nuovo impiego, sentivo la necessità di riempire il mio tempo con qualcosa capace di darmi soddisfazione, e così capitai da queste parti e qui, tra alti e bassi, rimasi. Però, però adesso aggiungo un dettaglio: in questo posto ci sto ancora bene ma, nello stesso tempo, in quell’altro spazio dove da sempre vivo con assoluto favore, in piena bellezza aggiungerei, ora passo poco, pochissimo, sempre meno tempo, addirittura quasi nullo. Alla lettura, intendo, quel valore che mi è sempre appartenuto e che ultimamente mi sta quasi scappando di mano, messo da parte, senza volerlo, dimenticando quei ritmi che erano miei, tipo leggere quel paio di capitoli al giorno, magari anche solo uno o forse, nei momenti meno ispirati, quella decina di pagine sufficienti lo stesso per rimanere ben fissa sul titolo scelto. La ragione di questo intoppo potrei anche averla rintracciata, la probabile soluzione non dico di no, ma per andare avanti verso il circuito libero si tratterebbe di fare quel piccolo sforzo in più necessario per alzare il livello, battere la pigrizia, vincere i troppi pensieri che mi si affastellano in testa. Nel frattempo ho accumulato un perimetro di nuovi titoli che mi hanno fatto gola ma che stanno lì, fermi, in libreria, facendomi l’occhiolino pure, per farsi strada credo. C’è quello cominciato già da un po’, quasi terminato e pronto per venire archiviato, poi il romanzo che mi ha consigliato il mio amico Enrico e che ho comprato subito così come uno di Piperno di cui ho letto una recensione che mi ha incuriosita tanto da acquistarlo all’istante. Ecco il quadro è completo, il segnalibro pronto, la matita per sottolineare i passaggi preferiti anche, muoviti Cinzia, servi solo tu. E mettila in pratica ‘sta soluzione già disegnata dentro te, vincili i timori che stanno crescendo che se si fissano poi non li abbatti più, e lo sai bene.

Controesodo

Funziona così con la stampa italiana, fa partire un argomento che traina con sé un filotto di servizi perlopiù uguali tra loro condotti lungo un tema che replica, copia, riproduce e duplica parole e temi sovrapponibili, tanto corre a senso unico. Ora tocca a questo. Controesodo. Con mia somma soddisfazione però, da sempre, fin da quando ero una bambina, io che non amo l’estate, che metto in fondo alle mie preferenze il caldo, che non seguo più da anni la vita da spiaggia, che ho la sclerosi multipla che applaude, la stronza, di fronte alle sofferenze che mi scrive addosso l’afa. E poi c’è un di più, per chi vive in una località vacanziera come Jesolo, il controesodo, vero o presunto che sia, fa il paio con una città che si vuota, che crede di tornare a capo di una presunta normalità, che rivede davanti a sé un orizzonte che riconosce come l’autentico, quello proprio, abitato da ritmi e colori di nuovo quieti, o almeno così crede. È il nuovo settembre che dà significato a queste sensazioni, quelle che diventavano proprie sembra, con giornate lentamente più brevi e poco alla volta, meno male, addirittura fresche, spesso piovose così come ancora soleggiate, di certo ricche di belle risposte, quelle che più amo. Lo inseguo il controesodo, da sempre, mi dà pace, a me, a tutto quello che sento dentro, al bello che cerco, a quello che risponde alle migliori emozioni che desidero. Forza, stampa italiana, non mi tradire, anche quest’anno continua sulla tua strada di banalità.

Ferragosto, io non ti conosco

Eccoti qui Ferragosto, ti detesto da sempre, anche se solo in parte va detto, perché nello stesso modo ti attendo, quando arrivi c’è sentore di fine estate, giornate più lunghe in pratica, settembre dietro l’angolo e poi vaga, vaghissima speranza di caldo ai termini. Quest’anno anche no, sentendo quello che si percepisce nell’aria divenuta all’improvviso pesante, torbida, piena di afa e calura che opprime i sensi, ma va da sé, basta che te ne vada estate, dicono che accadrà tra poco, dicono. Ferragosto, io non ti voglio tra i piedi, con quello che sei, con quello che rappresenti, che comunque, lo ripeto, dal 16 si dovrebbe parlare un’altra lingua, quella dell’arrivo al traguardo, amato, atteso, desiderato soprattutto, perché comunica con il linguaggio della conclusione, un solenne qui scende il sipario, cara estate. Proprio tu che quest’anno, in pochi giorni, ti sei incollata addosso quel genere di calura che, ragazzi miei, mica sembra naturale. È già accaduto in passato, certo, ma quest’anno mi ero illusa, l’afa tardava, troppa grazia sarebbe stata. Invece questi ultimi giorni valgono quasi di più, ricchi come sono di un soffrire comune che mi impedisce, per decenza, perfino di tirare in ballo la detestata sclerosi multipla anche se con lei il caldo mi grava addosso con indecenza. Aggiungo però che io almeno con questa canicola immorale me ne posso stare a casa con l’aria condizionata che mi dà sollievo, penso a chi deve stare fuori per lavorare invece, attività manuali addirittura, costretti l’aperto, sotto il solleone battente, nelle ore nemmeno nominabili per il caldo che si trascinano addosso. Vuoi vedere che la sclerosi multipla per una volta mi rende omaggio?

Silenzio, resto una signora

Non credevo accadesse davvero, non con questa potenza quantomeno, anche se le previsioni meteo lo annunciavano, “caldo a iosa dicevano”, a partire da Ferragosto più o memo, il giorno non era preciso, ma il periodo sì, i toni al solito erano al limite del dramma umano, mentre io sorridevo, mica è possibile mi ripetevo, in questo periodo no che non accade, le giornate si stanno facendo più corte perché si incamminano verso settembre ribadivo con sicurezza. In quest’estate dal clima un po’ fuori norma i tg non avevano ancora messo in campo i servizi pronti da maggio, ridicevo, quelli costruiti e già preparati, cose del tipo che col caldo c’è necessità di bere almeno tre litri di acqua al giorno, mangiare tanta frutta e verdura e non uscire di casa durante la controra e via sulla strada che, da giornalista dei miei stivali quale sono, non avevo ancora ritrovato malgrado da sempre l’informazione estiva si regga così, su quei temi che inquadrano spiagge colme, bimbi che sguazzano tra le onde, teste bagnate sotto le fontane delle città d’arte, code chilometriche ai caselli autostradali e avanti sul tema. Mi concentravo invece attorno all’idea che giunti a questa data certi caratteri fossero ormai dietro alla schiena. Sbagliavo, eccome se lo facevo, tradita dalla certezza che queste giornate che, mamma mia se pesano, non potessero più farsi norma e quindi evitare di attorcigliarsi attorno alla mia sclerosi multipla che di caldo si nutre per le sue pericolose ripicche. Fatemi tacere, diventerei volgare e non mi va.

Tanti auguri Fabiana, tanti auguri Mattia

Mi sono dimenticata di augurare buon compleanno alla mia cara amica Fabiana, a suo nipote Mattia, figlio di Romina, sua sorella, entrambe colonne portanti del mio circolo di cameratismo, pilastri e anime di amore e affetto a cui so di potermi poggiare ogni volta senta di averne necessità. Capito l’errore, il danno compiuto, la rovina, la caduta greve che mai avrei dovuto portare a capo e che tanto mi ha tormentata una volta resami conto dello sbaglio fatto malgrado le rassicurazioni ricevute da entrambe e che ho sentito sincere? Ma il mio ko tecnico, privo di giustificazioni mi si è incollato addosso per il fastidio che ha soffiato contro di me. Torno indietro con la memoria anche, con Romina e Fabiana ho lavorato a lungo imparando da loro molte cose, pure sui compleanni, sull’importanza degli auguri da fare, il valore di ricordarsene sempre per esempio, e per tempo, mica a caso e mica senza dargli un corretto significato. Agli amici più cari gli auguri si fanno sempre e con largo anticipo, me lo hanno insegnato proprio loro, e infatti le vedevo spesso la mattina cincischiare col telefono mentre inviavamo wapp. Anche se quella che vedevo era la seconda puntata del loro impegno, per i veri affetti gli auguri erano partiti già prima, non di mattina alle 9.00, sia mai, vedi infatti che quelli indirizzati a me sono sempre arrivati pochi minuti dopo la mezzanotte. E grazie amiche mie. Romina poi la prendevo sempre in giro, lei conosce la data di compleanno di attori, cantanti, presentatori tv, vallette e tanti altri, quando eravamo piccole infatti c’era un giornale che presentava i vip dello spettacolo e accanto ci metteva anche la loro data di nascita, la sua imbattibile memoria aveva registrato tutto, un vero genio il suo. Glielo dicevo sempre tra quelle scrivanie “Guarda che ti iscrivo a una qualche trasmissione tv di quelle che scovano attitudini come la tua, tu vinci la pecunia poi ce la dividiamo, io faccio da agente, tu da mia pedina vincente”. Fabiana, Romina, Mattia scusatemi all’infinito.