Sanremo, per me, forse non è più Sanremo

Sul palco dell’Ariston c’è stato il debutto ufficiale di Sanremo 2026, ieri sera, ma come accade da almeno un decennio quel brivido intenso, energico, vigoroso, significativo che mi accompagnava in vista della sua attesa, fin da quando ero piccoletta, non c’è stato, la risposta è presto data, conosco meno della metà degli artisti in gara. Anche questo ha comportato invecchiare, mi faccio ridere da sola con queste parole e continuo pure sul tono: perché Sanremo, per me, non è più Sanremo. Devo averlo già scritto su queste pagine quanto in passato mi emozionasse seguirne le puntate, con blocchetto e penna in mano oltretutto per attribuire un voto alle canzoni che preferivo e confrontare il giorno dopo il mio giudizio con quello espresso dai giornalisti in sala stampa che di fatto era il posto dove avrei voluto sedere anche io per ascoltare in diretta i loro pareri. I quotidiani in passato dedicavano paginate intere a Sanremo piene di interviste, immagini, giudizi, retroscena, scandali a piovere, era il Festival delle meraviglie, oggi gli accenti si sono ridotti ma forse va bene così visto quanto accade nel nostro mondo, pianeta che ovvio necessita maggiore attenzione rispetto al nostro Festival. La serata di ieri l’ho vista in gran parte, al di là di quanto prevedessi, ero in attesa che la lavatrice terminasse il suo ciclo, quindi a bordo della mia sedia a rotelle non stavo troppo comoda per affrontare con qualità la solita dormita sul divano. E quindi ho ascoltato molte canzoni, per quel ho sentito mi sono piaciuti Sayf e Fibonacci, mai sentiti prima di ieri sera, ma che in ogni caso io e la mia senilità abbiamo approvato.

San Valentino

Mai festeggiato. O meglio nessuno ha pensato a me in questa occasione: in tanti anni di onorata carriera da fidanzata nessuna rosa ricevuta, non dico oltre, non ho mai chiesto di più, una margherita semmai. Ecco tutto. Ricordo una volta in cui il bel biondo in carica mi invitò a cena proprio per la sera del 14 febbraio: cosa dovevo credere io, che quella fosse l’occasione anche per scusarsi per tutte le corna che mi piantava testa, lui, quello moderno, quello che poi si scusava con dichiarazioni strappa cuore, strappa lacrime. Un invito per il 14 febbraio di un certo anno che ho scordato a cui risposi “sì, vengo”, una cena, in un bel locale vicino a casa, solo che, arrivati all’ingresso, lui dopo aver fatto un passo avanti ne fece in fretta uno indietro, “è San Valentino” disse “meglio cambiare rotta, una pizza?” Mi si imbrunì il volto, non era una questione di soldi per la previsione di un conto troppo alto, era il concetto che lo fermava sulla porta, partì un dialogo acceso tra noi: “è una festa stupida” sosteneva lui, “è solo una cena” replicavo io, “sarà tutto prenotato” affermava lui, “almeno proviamoci visto che siamo qui” concludevo io. Mentre, nel frattempo, dalla porta davanti cui stavamo facendo questa discussione entravano le altre coppie ben convinte di trascorrere insieme la loro cena romantica. Un passetto alla volta entrammo anche noi due, trovammo posto e cominciammo una cena che nemmeno ricordo, visto poi che dopo pochi mesi lui sposò un’altra da cui ebbe due figli. Poi ci fu un altro San Valentino, con un nuovo fidanzato, risolto solo con un rapido spritz, accompagnato da qualche patatina seduti ai tavoli di un baretto secondario a parlare delle sue seccature da cui evidentemente non voleva escludermi. Ma quella storia era cominciata da poco meno di un mese e quando lui mi disse che doveva andare subito a casa senza nemmeno ricordare di darmi un bacio un più visto che era la festa degli innamorati sottovalutai la questione pensando che “povera stella” doveva trovare in fretta una soluzione plausibile alle sue rogne famigliari. La tonta. Anche perché io in casa sono sempre stata abituata ad altri maccanismi: a San Valentino papà inviava a mamma un omaggio floreale, sempre, ogni anno, vuoi una pianta, vuoi un mazzo di fiori. Al momento della consegna si metteva in moto un siparietto irresistibile, davanti alla pianta mamma diceva che era troppo grande, che in casa ce ne erano già troppe, che non sapeva più dove metterle, che era bella, certo, ma anche difficile da mantenere, un mazzo di fiori sarebbe stato una scelta più adeguata. L’anno dopo, quando arrivavano i fiori le parole di mamma viravano verso una convinta preferenza per una pianta a discapito di quel fantastico mazzo di rose che però, di lì a poco, sarebbe appassito. Ma poi tra loro spuntava un sorriso e uno scambio occhio con occhio che era bellissimo da guardare

Grazie, Bruno

Bruno, ex compagno di classe delle elementari e oggi gran cerimoniere della vita notturna jesolana, sua mamma, la signora Anna, dolcissima e sempre pronta a spendere una parola delicata, la signora Daniela, la mia prof di italiano della scuola media, quella che mi ha introdotta al piacere della lettura trasferendomi passione per la ricerca dei titoli migliori. Tutti loro ieri sono passati da casa mia per una visita e insieme, anche alla mia di mamma, abbiamo riempito il pomeriggio di chiacchiere, ricordi, risate, non senza momenti di riflessione nutriti da qualche bagliore di nostalgia che, allo stesso modo, abbiamo subito spostato in direzione opposta, quella del pieno svago. Non ci si vedeva da tempo, molto tempo, eppure con un niente abbiamo stretto di nuovo quel laccio fondato attorno a un passato condiviso evidentemente in modo forte e non certo superficiale. S’è sghignazzato tanto seguendo Bruno che buttava sul piatto certi ricordi degli anni della scuola che,  sinceramente, avevo rimosso ma che sono riemersi dalle sue parole quando si dipingeva come un giovane scapestrato, io ricordo altro, mi sembra ci fosse ben di peggio nella nostra classe, ma che importa in fondo. La sclerosi multipla? È uscito l’argomento, figuriamoci, ma è rimasto ai margini, sono stata io forse a spingerlo avanti va riconosciuto, ma nessuna domanda a riguardo mi è stata rivolta, e così, la sua anima nera è rimasta solitaria e molle, perché i temi hanno toccato altro: il meglio di ieri, i progetti di oggi, le richieste per un domani che ci auguriamo pulito. Replicheremo, io e Bruno ce lo siamo già detti, chiamami si è raccomandato, ho voglia di sentirti, non fare la principessa che va inseguita come fai sempre ha sottolineato. Come poteva essere il più discolo della classe mi chiedo, lui che oggi è un uomo così.

Era ieri

Poi capita che arrivi un wapp diverso dagli altri, né migliore né peggiore, solo diverso e basta, con toni che hanno però addosso un gusto che sa di ieri, di un periodo vissuto con carica, tra chiacchiere autentiche, esagerate e che sono il ricordo di risate mescolate a qualche lacrima, pensieri lievi e inutili perlopiù, ma necessari, speranze infuocate e mai esaudite. In quelli che per me sono stati gli anni in cui ho scoperto che la sclerosi multipla mi stava disegnando le sue tracce addosso cercavo leggerezza e risposte delicate da tollerare. Proprio allora ho conosciuto un’amica nuova, molto bella, sempre alla moda, differente da com’ero io, eppure lo stesso insieme ci abbandonavamo a momenti unici, ci sfuggiva qualche bicchiere in più accompagnato da discorsi leggeri che ci portavano via, anche sbagliando. Tutto qui. Ma il vissuto è strano, quando decide lui cambia direzione, ti porta su binari lunghi e non più paralleli l’uno all’altro, quelli smettono di esserci e separano le vite senza davvero un perché. Per questo il wapp ricevuto l’altro giorno mi ha ricordato una spalla affidatami in passato, gratuitamente, con il desiderio di essere con me, per condividere spazio e vita annullando le paure, i troppi tremori, le domande che la sclerosi multipla, fin dall’inizio, mi aveva seminato dentro e attorno.

Avviciniamo il traguardo di chi è appena partito

Indecisi su quali regali fare per il prossimo Natale? Vi do un suggerimento: e se faceste una donazione in favore della ricerca che tenta una soluzione per liberare il campo dalla sclerosi multipla? Egoista che non è altro mi sento risuonare dentro le orecchie, me lo state ripetendo in coro probabilmente ma dichiaro a tutta voce che siete fuori quota, io so di essere ampiamente distante da ogni traguardo risolutivo quindi cosa sto a chiedere cosa: una speranza in più per chi, ancora giovane, si trova ingabbiato dentro questa squallida prigione. Vi invito verso: www.aism.it/ricerca_scientifica. E grazie, a nome di tutti.

Aism per tanti di noi

Negli ultimi tempi circolano, tra stampa e tv, un numero decuplicato rispetto al passato di spot indirizzati alla ricerca scientifica che tenta di combattere – sia mai vincere – la sclerosi multipla. Per arrivare a questi esiti c’è ovviamente bisogno di denaro, donazioni insomma. La sclerosi multipla non avvisa, non aspetta, non si ferma. 14.000 persone hanno bisogno di te. Questo il claim promozionale individuato, bello, forte, potente aggiungo io, che di stampa ne capisco poco ma qualcosa sì. Eccola forse la ragione per cui mi chiedo come mai questo lancio pubblicitario sia tanto completo e ricco, abbondante per forma quantità, qualità rispetto ad altri. Un tempo con la mia famiglia avevamo deciso di fare tutti insieme, con carattere continuativo, donazioni all’Aism fino a che, durante una cena, seduti a tavola io ho detto una cosa semplice “siamo arrivati fino a qui, sedia a rotelle compresa, che dite, tiriamo i remi in barca?”. Mi hanno guardata, non so se fossero d’accordo, se mi hanno ascoltata, se le donazioni le hanno davvero interrotte o continuate, so solo che quando papà è morto tutti abbiamo deciso di non chiedere fiori per il suo funerale ma donazioni in favore della ricerca contro la sclerosi multipla. Come avresti voluto tu, papà, ne siamo certi.

Risonanza Magnetica con liquido di contrasto

Eccomi qui, di nuovo, finalmente su queste pagine, dove sto pur bene perché, lo ripeto, qui trovo aria libera, la sento, mi serve per non soffocare dentro la noia, la stessa che mi travolge portandomi via con sé, sempre, da sempre. Eppure, come la più lavativa tra gli studenti, sono sempre pronta a farmi da parte quando mi va, trovando scuse nuove anche se, lo dico, qualche ragione c’è e mi va concessa, io credo. Pronti, via che mi giustifico allora, anche se non è troppo difficile, mica devo cercare chissà dove le parole che mi servono, eccole pronte: Risonanza magnetica cerebrale con liquido di contrasto, quella fatta a metà della scorsa settimana. Appuntamento nella solita clinica padovana che conosco fin troppo bene purtroppo, specializzata nel rintracciare coi mezzi scientifici che mette a disposizione ogni passaggio di stabilità o avanzamento – mai indietro sia chiaro – della sclerosi multipla che ho legata in groppa. Con tutto il suo peso. Multiplo, appunto. Che ansia prima di farla, multipla anche lei la definirei, eppure come mi hanno ripetuto tutti in famiglia la verità la si sa, che vuoi che dicano in più adesso? Già, che significato può uscire questa volta – e che già non conosco -, cosa potrà mai raccontare quel tubo insolente dove vengo infilata per portare a capo l’esame, proprio quello che nella mia vita mi ha accolta tra le sue braccia arroganti almeno una trentina di volte disegnando scampoli tormentati di vita, quel finto viaggio che ho ritrovato anche la scorsa settimana, rumoroso e assordante, e da cui come sempre sono uscita frastornata, con la testa che girava, spaventata per non guardare, neppure per sbaglio, le immagini del mio cervello proiettate sui video tecnologici che lo avevano fotografato, a chiazze nere e poi bianche, e che magari avrei potuto anche interpretare abituata come sono a starci accanto forse incrociando anche solo per errore gli sguardi scambiati tra i radiologi davanti a me. Impegnati a distrarre proprio me dalla verità.  

Costruisci qualcosa

Sto bene? Non del tutto. Anche se non sto male va scritto, magari sono solo stanca, triste direi, forse annoiata più che altro, di certo invecchiata, come tutti magari, io di più, mi attribuisco un premio vinto sul campo. Posso? Sì. Ogni cosa ultimamente si misura attorno a come prendo, abbandono, lascio stare e metto da parte, i libri per esempio, pure quelli che mi piacciono, e poi queste pagine, le mie, quella valvola aperta verso il respiro pulito in cui ho creduto fin dall’inizio, quando mi sono sembrate l’idea migliore per dare un capo a tutto quello che mi sentivo nascere dentro e che oggi ho per lo più abbandonato. Non ho dimenticato la ragione per cui sono nate, il significato con cui le ho messe in campo, ma da un po’ ho chiuso a chiave tutto, a doppia mandata, per monotonia e per tutte le ragioni che ho raccontato sopra. Quando mi avvicino al pc e apro un file mi sale addosso il desiderio di andarmene altrove, manca la voglia di spalancare la mente, di essere presente sul pezzo, di scrivere, di mettere in piedi idee che difatti passano via con velocità, non si forma niente, non si ferma niente

Quei libri che spero di aver ritrovato

Credo di avere ripreso a leggere seguendo i ritmi che riconosco come i miei, me lo auguro almeno. Mi sento presa per mano da una ritrovata continuità tra le parole, la stessa di un tempo, la scansione necessaria per rilanciarmi a corpo vivo tra pagine e nomi che disegnano su di me un piacere forte, vivo, puro, attivo, ricco, quello che solo la lettura mi sa restituire. Ho deciso che per rimettermi su questa strada devo pensare a me, solo a me, mettendo da parte il resto, il libro in mano lo sapevo che mi isola dall’esterno, da mamma nel dettaglio che, mentre io leggo, rimane ferma e sola davanti alla tv accesa. Non si fa mi dicevo, non è giusto che tu segua questa linea, non è per niente corretta, e così la mia voglia di leggere l’ho declassata, è andata in coda, cercando di rintracciare piuttosto un sistema per rivestire anche il tempo libero di mamma con qualcosa di più ricco per mente e desiderio. Restavo solo io la sua compagnia, spesso annoiata, poco preziosa, incapace di ridere e far ridere. Guardavo i miei libri mentre facevo comprare per lei riviste con parole crociate, giornali, testi che potessero riempire il suo e di conseguenza il mio di tempo libero, ma niente, il suo sguardo rimaneva sempre fisso e fermo verso il vuoto, o sulla la tv, insieme a un umore bloccato su frequenze inutili, il mio non da meno, convinta poi che leggere non fosse più roba per me. Così i libri sono scesi nella mia graduatoria del piacere e con loro anche ogni desiderio di lettura soffocato da un silenzio che ha frenato la volontà. Passata l’afa, a fine agosto, si stava sul terrazzo, ma poi pioggia e aria fresca ce lo hanno impedito, maledizione a te sclerosi multipla che mi rendi tanto fragile. Ora, però, ho individuato il modo per compiere un balzo in avanti, l’ho inseguito e ho voluto attribuirmi un vantaggio personale fatto di egoismo ma costruito su un desiderio di libertà che sento dentro, nella speranza che faccia da traino anche a mamma con il desiderio che le parole crociate in suo possesso le diano un sentito vigore. Io, nel frattempo, forse con esagerata freddezza, ho capito che ai miei libri non posso più rinunciare.

Leggere, che passione

Mi piace scrivere, certo, mica mi sarei buttata dentro questo blog altrimenti, ricordo molto bene quando decisi di farlo, licenziata da pochi mesi, ancora senza un nuovo impiego, sentivo la necessità di riempire il mio tempo con qualcosa capace di darmi soddisfazione, e così capitai da queste parti e qui, tra alti e bassi, rimasi. Però, però adesso aggiungo un dettaglio: in questo posto ci sto ancora bene ma, nello stesso tempo, in quell’altro spazio dove da sempre vivo con assoluto favore, in piena bellezza aggiungerei, ora passo poco, pochissimo, sempre meno tempo, addirittura quasi nullo. Alla lettura, intendo, quel valore che mi è sempre appartenuto e che ultimamente mi sta quasi scappando di mano, messo da parte, senza volerlo, dimenticando quei ritmi che erano miei, tipo leggere quel paio di capitoli al giorno, magari anche solo uno o forse, nei momenti meno ispirati, quella decina di pagine sufficienti lo stesso per rimanere ben fissa sul titolo scelto. La ragione di questo intoppo potrei anche averla rintracciata, la probabile soluzione non dico di no, ma per andare avanti verso il circuito libero si tratterebbe di fare quel piccolo sforzo in più necessario per alzare il livello, battere la pigrizia, vincere i troppi pensieri che mi si affastellano in testa. Nel frattempo ho accumulato un perimetro di nuovi titoli che mi hanno fatto gola ma che stanno lì, fermi, in libreria, facendomi l’occhiolino pure, per farsi strada credo. C’è quello cominciato già da un po’, quasi terminato e pronto per venire archiviato, poi il romanzo che mi ha consigliato il mio amico Enrico e che ho comprato subito così come uno di Piperno di cui ho letto una recensione che mi ha incuriosita tanto da acquistarlo all’istante. Ecco il quadro è completo, il segnalibro pronto, la matita per sottolineare i passaggi preferiti anche, muoviti Cinzia, servi solo tu. E mettila in pratica ‘sta soluzione già disegnata dentro te, vincili i timori che stanno crescendo che se si fissano poi non li abbatti più, e lo sai bene.