L’altra sera conversavo, come faccio spesso scambiando numerosi wapp, con la mia amica Marina, compagna di liceo, università, e, tra gli alti e i bassi che l’amicizia crea, anche di qualche allontanamento, che oggi, da donne adulte, ci siamo trovate a rimuovere pensando qualcosa del tipo: “Sai che c’è, meglio stare unite, abbiamo troppo da condividere: valori, pensieri, facoltà che si incontrano sempre, quindi perché sprecare tutto e voltarci le spalle l’una contro l’altra? Meglio esserci, volerci bene insomma. Anche soltanto con un wapp”. Cose superficiali a volte, da sembrare quasi inutili, ma comunque importanti per alzare il legame e sapere di esistere, l’una per l’altra. Come l’altra sera mentre mi raccontava che tra le mille cose che deve fare con il suo lavoro di insegnante di italiano e latino – a proposito, avrei pagato per trovare davanti al mio banco di liceale proprio lei – si è disegnata una pausa per preparare un dolce da portare a sua mamma: salame al cioccolato. Poche parole per ricordare la mia più ghiotta infanzia e ciò che faceva mamma per noi, il dolce che in un battibaleno, una volta affettato spariva dalla tavola perché lo mangiavamo, con soddisfazione, tutti e quattro. Mamma lo chiamava tronco però, forse perché la cioccolata di cui era composto era bella solida, o magari perché i biscotti al suo interno erano pestati poco e lasciavano tracce belle spesse o forse chissà perché, lei aveva imparato questo nome e così lo esibiva. Lo preparava proprio in questo periodo dell’anno riportando in cucina la cioccolata delle uova pasquali, quella non del tutto consumata, quella in arrivo dalle tre che ci regalava papà, quelle al latte, una per me e una per Luca, e la terza, fondente, per mamma. Sta di fatto che io, pur se poco amante dei dolci, il suo tronco lo adoravo, più dell’uovo pasquale che mi piaceva molto certo, ma ha catturarmi davvero era solo la sorpresa al suo interno, che comunque era poco più che una stupidata. Non dicevo a nessuno dei miei amichetti dell’epoca del tronco di mamma però, non lo offrivo se capitavano per casa, ma non per avarizia o avida goloseria, era imbarazzo invece. Il tronco era tronco, davanti a mamma non lo si doveva chiamare salame, mamma non voleva. Lei faceva il tronco. Ne era fiera. Quando andavo ai compleanni degli amichetti dell’epoca, nel momento in cui esibivano le loro fette di sal cioccolato tacevo sul tronco di casa mia, avrebbero forse riso per quel nome che arrivava sai tu da dove. Sta di fatto che il tronco di mamma mi piaceva di più del loro salame al cioccolato e c’era da gridarlo, altro che stare all’angolo. Ora Marina, soprassediamo, che dici? Siamo grandi amiche, il tuo salame al cioccolato dell’altra sera è stato certamente riuscito, il tronco di mia mamma di un tempo però di più. Ce lo concedi, vero?
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19 marzo, papà
Un bacio papà, per tutti quelli che non ti ho dato quando eri qui e potevo farlo, per gli abbracci mancati, sfuggiti senza spiegazioni, carezze tenute in tasca senza dare un autentico perché e che ora rimpiango. Una figlia arida sono stata, ecco cosa, quella che oggi si crogiola dentro un rimpianto profondo. Le parole giuste quando eri qui non le ho mai davvero dette, mandavo avanti gesti sbagliati, ingenerosi, soffocati da pochi grazie, baci frettolosi e scostanti, carezze veloci. Ti voglio bene papà dovevo dirti, lo meritavi, ieri come oggi, per quello che eri, che sei.
Sempre con te, papà
Un altro compleanno senza di te, papà, il secondo priva del tuo bacio timido sulla fronte mentre mi facevi gli auguri, tu che non eri mai stato abituato a dimostrare affetto, cresciuto in una famiglia numerosa, in un’epoca immersa dentro a una guerra impetuosa che aveva prodotto povertà, poco studio, bisogno precoce di imparare un lavoro. Eppure io per te ero io, malgrado fossi ingiusta nello starti accanto, sempre pronta a puntualizzare ogni tuo sciocco errore tu con me andavi oltre, chissà se sapevi che per me eri un punto fermo che sa il cielo quanto mi manca adesso. Vorrei solo che tu vedessi, papà, che il tuo ricordo è lì a stracciarmi l’anima, tra i sensi di colpa e i rimpianti per non essere mai stata davvero giusta con te e per non averti detto ti voglio bene quanto meritavi.