You may say I’m a dreamer

Venticinque anni fa, undici settembre 2001, primo pomeriggio in Italia, dopo una stagione jesolana di lavoro che sta finalmente finendo sono in cucina con mamma e papà, si sta bevendo il caffè, quello della moka che a loro piace tanto e crea famiglia, io sono stesa sul divano atterrata da una fatica strana che ancora conosco poco, si chiama sclerosi multipla, la tv è accesa ma ciò che va in onda si interrompe all’improvviso: un aereo ha investito una torre a New York, noi guardiamo attenti, ma cosa sta accadendo non lo capiamo, un incidente ci spiegano, subito dopo però accade lo stesso, un altro aereo addosso alla torre accanto. Crollano entrambe, sono fin troppi i cittadini che si buttano dalle finestre cercando scampo da confini fumanti senza via d’uscita, la tv si riempie di immagini, i servizi tg sono inesauribili, numerosi speciali che si ripetono senza tregua, la domanda forte è cosa stia accadendo, chi possa muovere le fila di una tale catastrofe, come si sta definendo un tale disastro. Tutti stiamo attaccati per ore alla tv, con ansia, ma senza portare a casa risposte, imparando invece nomi nuovi che mai avremmo voluto conoscere, mentre il caffè con mamma e papà si fa lungo da durare ore, mentre tutto si compone di pagine sconosciute, di tante informazioni inedite, paure, buchi neri pieni allarmi che in molti sensi sono ancora qui. Diversi da ieri magari, ma non meno gravi.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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