Una pizza che mette in ordine tutto

Ogni settimana, giorno più giorno meno, scrivo sulle pagine della pubblicazione dedicata ai ragazzi che fanno parte della Comunità della mia parrocchia. Uno spazio che cominciò il primo gennaio di qualche anno fa. I miei genitori avevano partecipato alla Messa, all’uscita il Parroco li salutò e chiese come stavo io. L’avevo conosciuto qualche mese prima quando era venuto a casa da me, ma quel giorno non aveva forzato la mano per coinvolgermi in qualche programma. Quella domenica papà gli disse che era il giorno del mio compleanno ma che malgrado avessi molti amici non avevo programmi per la giornata. Nel pomeriggio di quella domenica suonò il campanello, salì per raggiungermi, mi fece gli auguri per il compleanno, mi portò un bel regalo che ancora conservo, ovviamente. Cominciammo a parlare, sapeva che allora per lavoro scrivevo, gli dissi che mi piaceva farlo anche se quell’esperienza, pochi mesi, prima si era conclusa. Mi parlò di un programma di incontri che ogni settimana coinvolgeva i ragazzi della parrocchia, il venerdì sera venivano invitati in appuntamenti di dialogo e crescita. In poco finì per dire “mi piacerebbe venissi a conoscerli”. La settimana successiva ci andai, mi accompagnò il mio papà, non sapevo ancora per fare cosa in verità. Venni accolta dal parroco che mi fece accomodare di fronte a una platea di ragazzi che mi guardavano incuriositi, in silenzio, interessati credo. Nessuno diceva parola, il microfono spettava a me, avevo possibilità di parlare ma c’era il grosso rischio che io tacessi, potevo mettere in campo ogni cosa in quel momento, anche di sgradevole. Era stato un rischio chiamarmi. E invece, soprattutto in mio favore, dissi la cosa giusta: “Mi chiamo Cinzia Stringhetta e ho la Sclerosi Multipla”. Poche parole che non avevo mai detto prima e che cominciarono a uscirmi di bocca in un assolo che si intrecciava e raccontava chi ero, cosa mi succedeva, per la prima volta davanti a sconosciuti che non sapevano chi fossi. Mentre parlavo vedevo papà seduto in un angolo in fondo alla sala e lo intravedevo mentre piangeva, il mio grande papà (lui che quando tornammo a casa raccontò tutto il mio discorso a mamma, lei che in silenzio pianse). Al mio termine arrivarono anche le pizze, da mangiare tutti insieme.

Published by

Avatar di Sconosciuto

Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

Lascia un commento