“L’altra sera quando l’ho visto mi è scoppiato il cuore.” “Dove?” “Al Brillantina.” “Ah, sei tornata lì.” “Ma io non volevo, sono stati gli altri a insistere, io sarei andata da un’altra parte, ma loro dicevano che fa caldo, che è ancora estate e che al Brillantina sembra sempre di stare in vacanza.” “Questo è vero.”
Seduta sulla poltrona di una parrucchiera, con la posa del colore in testa, un bel po’ dei sempre-siano-lodati-giornaletti-di-gossip in mano, me ne sto silenziosa sperando che i miei capelli riprendano vita dopo tagli da dimenticare e tinte molto sfortunate. Accanto a me ci sono tre giovani donne, molto giovani va detto, che parlano: una è la cliente, l’altra le sta sistemando i capelli, la terza si sta occupando delle sue unghie. Dai loro discorsi capisco che c’è un cuore infranto di mezzo e una confessione a due amiche che danno consigli, chiedono, fanno supposizioni. Dovrei continuare a farmi i fatti miei, penso, ma ormai ho cominciato ad ascoltare e la loro giovinezza è irresistibile.
“Era solo?” “Non lo so.” “In che senso non lo sai.” “No, vabbe’, ho visto i soliti e le solite che ultimamente si portano dietro, poi non saprei.” “Lui ti ha vista?” “Sì, mi ha anche salutata, da lontano, mi ha fatto un gran sorriso, molto dolce, ma io non sono andata là, se vuole viene lui.” “Brava, hai fatto bene”. “Ci mancherebbe”.
Insomma lui l’ha mollata e lei ci sta ancora male. Non è bello essere lasciati alla fine dell’estate. Non è bello mai per la verità. Ma almeno non hai tutto l’inverno da inventarti, magari da sola perché il resto degli amici è tutto in coppia.
“C’era anche la solita mora che gli girava attorno.” “Ma stai tranquilla le more non gli sono mai piaciute”. “Sì lo so, mi diceva che avevo capelli bellissimi e che a lui le more fanno schifo.” “Ha sempre avuto ragazze bionde infatti.” “Lei invece crede di piacergli e ci prova sempre, ma lui mi ha sempre detto che non sopporta quelle che lo provocano troppo e non gli lasciano spazio.” “Motivo in più per non andarlo a cercare.”
Accidenti, devo spostarmi, mi devono lavare i capelli, c’è il colore da togliere, vorrei chiedere alla mie compagne di poltrona di aspettarmi, di non aggiungere dettagli, ché la notte al Brillantina sembra molto interessante. Da lontano le vedo parlare chissà cosa stanno aggiungendo di nuovo. Quando torno alla mia poltrona mi chiedo cosa mi sono persa.
“Proprio così, e non solo non vado da lui ma non vado neanche più al Brillantina.” “Per fortuna che sabato chiude, anche io non vado più al Brillantina.” “Però è proprio bello”. “Questo è vero ma mi ricorda troppo lui, l’amore più grande della mia vita, me lo ha detto una sacco di volte anche lui.” “Ma non è ancora detto che sia finita.” “Lo penso anche io.”
E qui dovevo intervenire io e dire che di amori grandi, i più grandi della loro vita ne avrebbero vissuti a mazzi, che il tipo del Brillantina non sarebbe tornato e che la mora non gli faceva tanto schifo. Ma di fare la vecchia zia m’è passata la voglia quando ho ricordato quei lunghi pomeriggi con le mie amiche a parlare sempre delle stesse cose, a immaginare ritorni mai accaduti, a sviscerare tutti i probabili significati di un saluto senza mai davvero considerare che si potesse trattare solo di un saluto. E alla fine ho pensato che è davvero un peccato che il Brillantina sabato chiuda.