Quella scema che sono io

Sono qui, pronta qui, dopo la solita fastidiosa assenza su pagine a cui tengo tanto per giunta, anche se non sembrerebbe leggendomi. Non riesco ad avere continuità tra queste righe, quella che servirebbe per farle crescere, accidenti a me. Eppure stavolta qualche giustificazione ce l’ho. Un paio di ragioni simil autentiche. Chissà se valgono. Cose tipo: quel po’ di collaborazione richiesta da amici che avevano bisogno della mia penna per portare a casa dei testi necessari ad alcune loro esigenze. Io ci sto a intervenire, certo, anche volentieri, ma così trascino indietro le necessità di vedere le pagine del mio blog riempite con continuità. Mi secca un po’ infatti, perché se io guardo altrove lui si arena affossato da questa incapacità di farlo crescere con quel briciolo di costanza necessaria. Stiamo parlando ancora della mia pigrizia? Eccola che se ne esce, perché è pur vero che in una giornata in cui non ho più o meno un cavolo da fare il tempo per buttarmi sul computer per scrivere un po’ di più lo potrei in effetti trovare. Già. Mi giustifico con altro allora. Tipo: mi piace mettermi davanti a una tastiera solo di mattina. Il pomeriggio mi va sul libro di turno. Da prendere in mano, sia chiaro, ma subito dopo l’immancabile e molto gradito pisolino. Lo so, state ridendo. Allora non smettete perché adesso vi lancio un nuovo tema: dopo si comincia con il tempo da riservare agli esercizietti di fisioterapia cui mi dedico. Certo, quelli che chiama la sclerosi multipla. Da fare tutti i giorni come comanda il protocollo. Già. Il protocollo. Solo che il tempo da assegnare loro dovrebbe essere un po’ più esteso di quello che gli concedo io. Qualcosa che procede lungo un’asse crescente, di almeno mezz’ora, non di cinque minuti, e pure fieri come i miei. Ma è la pigrizia della sclerosi multipla a bloccarmi? No, è che sono stupida io, la sm ha le sue di responsabilità e pure troppe ovvio che sì, eppure la Cinzia non è da meno

Extra Omnes

Ecco, ci siamo, qui, arrivati all’inizio del Conclave. Stamattina c’è stata la celebrazione della messa Pro Eligendo Romano Pontefice, quindi poco alla volta si arriverà alla chiusura della Basilica Vaticana che rimarrà aperta solo ai 133 cardinali che avranno il compito di eleggere il prossimo Papa. Questo pomeriggio ci sarà l’emozionate Extra Omnes e quanto accadrà all’interno della Basilica vaticana noi lo potremo sapere solo osservando le fumate dei camini posizionati sul tetto della Cappella Sistina: nera, il papa non è stato ancora eletto, bianca, ne abbiamo uno nuovo. Si sta facendo la storia, religiosa certo, ma non solo. Io ne ricordo quattro di fumate bianche: nel 1978, l’anno dei tre Pontefici (il defunto Paolo VI, e quelle che portarono all’elezione, prima del Patriarca di Venezia, Giovanni Paolo I, e poi, un mese dopo, di Giovanni Paolo II, il primo papa polacco); nel 2022 quella che vide la salita soglio di Benedetto XVI e, ancora, nel 2013 quella che ci condusse a Papa Francesco. Insomma da oggi si disegna un nuovo capitolo, del Cristianesimo certo, ma non solo, proprio in virtù del ruolo che i 133 cardinali compiranno da questo pomeriggio, chiusi nel completo segreto che dall’Extra Omnes li porterà all’Habemus Papam, quando la storia assumerà una direzione precisa. Da settimane se ne parla cercando di districare il capo di una matassa importante che deve accompagnarci all’elezione di un Pontefice in grado di porsi in modo equilibrato dentro un’epoca, la nostra, complessa e afflitta da scelte cerchiate da decisioni rischiose a dir poco. Ecco dove siamo. Ecco perché da oggi più che mai mi affido a un nome scelto con la capacità di dare svolte decise a questa epoca tagliente ed evidentemente velenosa. Un ruolo di pacificazione lo può raggiungere un Pontefice eletto con criterio corretto? Sì. Pensiero considerato anche in modo indipendente dal fatto di possedere o meno un credo religioso? Sì. In questo momento sì. Ne sono certa. Ecco perché in questi giorni siamo dentro più che mai al nostro futuro.

Sclerosi multipla e cristallino, che coppia

1 maggio. Eccoti arrivato, su coraggio mi direbbe Tozzi; a me, all’odio che ho per il caldo che, anche se piano ma arriva e va contro alla sclerosi multipla che mi porto addosso, quella che con l’afa ci sguazza, con risate per niente graziose, magari piccole ma capaci solo di fare male in attesa della prossima estate, quella dietro l’angolo, faticosa come sa essere lei. Vabbè, finta di niente, facciamo così e parliamo d’altro, del mio cristallino dell’occhio destro per esempio, quello che ho operato a Venezia, a gennaio 2024. Sono sono andata a fare la visita di controllo l’altro giorno e, mamma mia, mica ero tranquilla. Per fortuna, tutto è andato bene, chiusa la pratica mi hanno detto, nessun problema da rilevare, risolto il danno. Ora la mano passerà tra un anno al mio oculista di fiducia che sanno essere un professionista noto e stimato di cui hanno piena stima. Da lui dovrò andare periodicamente per verificare a che punto procederà la situazione. Dicevo, avevo molta paura per questa visita in programma, addirittura maggiore rispetto a quelle di controllo per il procedere incessante della sclerosi multipla. Ciò che hanno da dire i neurologi è roba nota, la sento disegnata addosso, mica mi sfugge, che possono dichiarare d’altro, accidenti a te sclerosi multipla. Ora con l’occhio si va avanto con maggiore serenità comunque, facendo piuttosto finta di vederci bene perché, se il cristallino si è mosso al meglio, la sclerosi multipla sull’occhio destro si comporta come sa fare lei: da vera maleducata, incapace di mettersi da parte e dare tregua. Ah, quanta pazienza che ci vuole con te.

Tempo di sorpassare i confini

Poi ci sono eventi che vanno raccontati perché meritano di essere ben presenti in testa. Tipo il valore della famiglia di cui ho altre volte parlato su queste pagine. Ieri è morta la mamma di tre cugini (Maurizio, Elena, Clara) con cui i rapporti si sono stretti da poco, nuovi passaggi quelli di oggi, sufficienti per aprire il ponte di una nuova amicizia. Qui ne ho già detto appunto, ma non fa male tornare sul tema, anzi, mi rende felice, vale come il ricordo di papà perché questa  nuova pagina è nata il giorno del suo funerale, come se lui ne sia stato il gran cerimoniere. La sua famiglia di nascita era molto numerosa, tanti fratelli e sorelle, nati per lo più durante gli anni della Guerra, chiaro che i loro rapporti fossero bagnati da troppi pensieri e da idee pesanti. Il tutto era mosso da quelle molteplici faccende che non potevano condurre con facilità a un accordo completo tra loro. E così, una volta che ciascuno si è creato il proprio nucleo famigliare, impossibile procedere senza angoli da scansare tentando di saltare le buche della vita tenendosi sempre per mano. Anzi. Ora però sul campo ci siamo noi, i loro figli, più fortunati per il genere di vita dentro cui ci muoviamo: niente ricordi di Guerra, niente povertà sfrenata e difficile da vincere, progetti, i nostri, da poter mettere in campo insieme, finalmente. E adesso, e per fortuna, noi cugini vogliamo passare oltre a quelle sciocche incomprensioni tra i nostri genitori, le stesse che, se nemmeno ieri avevano né casa né significato, figuriamoci oggi. Adesso che i nostri genitori se ne stanno andando spetta a noi guardarci negli occhi e dire che ci siamo l’uno per l’altro, pronti a superare ogni steccato, qualunque esso sia stato. Un abbraccio Maurizio, Elena, Clara.

Grazie

“Sentendo che si avvicina il tramonto della mia vita terrena e con viva speranza nella Vita Eterna, desidero esprimere la mia volontà testamentaria solamente per quanto riguarda il luogo della mia sepoltura.
La mia vita e il ministero sacerdotale ed episcopale ho sempre affidato alla Madre del Nostro Signore, Maria Santissima. Perciò, chiedo che le mie spoglie mortali riposino aspettando il giorno della risurrezione nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.
Desidero che il mio ultimo viaggio terreno si concluda proprio in questo antichissimo santuario Mariano dove mi recavo per la preghiera all’inizio e al termine di ogni Viaggio Apostolico ad affidare fiduciosamente le mie intenzioni alla Madre Immacolata e ringraziarLa per la docile e materna cura.
Chiedo che la mia tomba sia preparata nel loculo della navata laterale tra la Cappella Paolina (Cappella della Salus Populi Romani) e la Cappella Sforza della suddetta Basilica Papale come indicato nell’accluso allegato.
Il sepolcro deve essere nella terra; semplice, senza particolare decoro e con l’unica iscrizione: Franciscus.
Le spese per la preparazione della mia sepoltura saranno coperte con la somma del benefattore che ho disposto, da trasferire alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore e di cui ho provveduto dare opportune istruzioni a Mons. Rolandas Makrickas, Commissario Straordinario del Capitolo Liberiano.

Il Signore dia la meritata ricompensa a coloro che mi hanno voluto bene e continueranno a pregare per me. La sofferenza che si è fatta presente nell’ultima parte della mia vita l’ho offerta al Signore per la pace nel mondo e la fratellanza tra i popoli.”

Santa Marta, 29 giugno 2022
FRANCESCO

Terrazza Mare e il tempo della libertà

Durante il venerdì pasquale in tv c’era la Via Crucis davanti al Colosseo. Oltre al grosso valore religioso, che si può condividere o meno, la potenza dell’evento resta riservata a ciascuno di noi, così come il credo. Ma poi aggiungo: il punto di vista strettamente letterario, che io gli attribuisco, rappresenta un’autentica epica del valore culturale. Mentre venerdì sera la guardavo in tv dentro la mia testa si è messo in moto anche un vero flusso di coscienza che mi ha catapultata a circa trent’anni fa quando la Via Crucis la vivevo in diretta negli spazi davanti alla mia parrocchia, un circolo ben allestito per riprodurre ogni ambito della celebrazione. Io ci andavo con la mia amica Federica anche se ogni passo era speso per chiacchiere silenziose tra noi – poche preghiere le nostre –, sapevamo infatti che era un altro il sentimento che in quel momento ci abitava dentro. Il venerdì pasquale a Jesolo segna da sempre l’inizio della bella estate, quella del divertimento notturno e al tempo, in particolare, quello che dava il là all’apertura del più bel locale del litorale: il Terrazza Mare. Al termine della Via Crucis la nostra direzione si girava verso la zona del Faro dove sopra una bellissima palafitta sul mare c’era il Terrazza che quella sera apriva i battenti dopo la pausa invernale. È da venerdì che mi chiedo perché ero tanto felice di quel ricco calendario di serate che si prospettava davanti alla mia estate perché in fondo mi apparteneva poco. Del tipo: io non volavo rapida da una parte all’altra del locale accolta a braccia aperte da amici che aspettavano solo me per trascorrere il meglio la loro serata. No, io ero solo accettata, poche le parole per me, conoscevo un po’ tutti, certo, ma non ero come loro nel senso che portavo  avanti altri significati: non  vestivo con stile e questo a quei  tempi – forse anche oggi – era un discrimine invalicabile, non sfioravo le loro mosse e forse non stavo mai nei posti dove conveniva fermarsi. Resta che al Terrazza ho speso sogni bellissimi, anche speranze, di certo sufficienti per dire che bastava eccome per andarci. Ma ora il ricordo si ferma su quella gradinata che bisognava salire per entrarci; io, ancora lontana dal sapere che sarebbe arrivata la sclerosi multipla, ho fatto molto più che bene a ritrovarmi proprio lì ogni fine settimana dell’estate. Anche se forse non mi divertivo troppo, anche se non ne ero una grande protagonista, chi se ne frega, sono state belle notti, le ultime libere da pensieri oscuri e più grandi me. Come quella scalinata da salire.

Forcella Aurine, scritta nel cuore

Ieri mi è stata inviata un’immagine piena di ricordi. Me l’ha mandata Simonetta, una vecchia amica, ritrae me e sua sorella Jenny. Credo l’abbia scattata mio fratello Luca. Siamo in montagna, a Forcella Aurine, località del bellunese dove la mia famiglia e la loro, a fine anni Settanta circa, trascorrevano le vacanze di Natale. Eravamo in otto, quattro adulti, quattro ragazzini di varie età. Tutti amici tra noi e per di più vicini di casa, si condivideva lo stesso condominio e lo stesso pianerottolo e molte altre storie di vita. All’epoca, durante il periodo natalizio, si partiva verso questa cittadina delle Dolomiti dove non c’era granché oltre a un piccolo albergo per alloggiare e poche e facili piste da sci adatte per un gruppo di sportivi molto meno che alle prime armi. Come eravamo noi anche se già appassionati alla bellezza di questo sport sulla neve. Tutti. A parte me che ero una vera imbranata, timorosa di ogni mossa. Il maestro, rassegnato, mi faceva fare solo “scaletta”, non so se esista ancora questo esercizio per prendere confidenza con gli sci, so solo che io ne ho fatta tanta prima di tentare una salita con lo skilift di cui avevo cieca paura. Infatti gli inizi con quel mezzo mi sono costati cadute continue, ridicole e spietate. Ma il tempo della vacanza comunque mi piaceva un sacco. Al termine della giornata “sportiva” ci fermavamo tutti nella piccola baita sotto la pista da sci: gli adulti si facevano un drink, una birretta oppure un punch che a loro piaceva un sacco, mentre per noi piccoli c’era la cioccolata calda con la panna montata. Che gioia. E poi via, tutti nelle rispettive camere d’albergo, doccia calda e breve riposino prima di cena. Qui scatta il meglio scritto nei miei ricordi. Una volta scesi verso la sala da pranzo toccava stare in attesa prima di andare a tavola, c’erano divani disponibili per tutti gli ospiti dell’albergo ma la prospettiva per la cena aveva dei caratteri al limite del comico. Dietro il banco della reception stavano fisse tre signore non proprio giovani che gestivano tutto l’andamento e le regole dell’albergo compreso l’avvio del momento di pranzo e cena. Per quello che io ricordi non c’era mai un orario fisso, tutto era stabilito da una scelta arbitraria che credo fosse regolata dagli umori delle tre signore che al momento preferito suonavano con foga una campana che faceva scattare tutti noi clienti verso la sala da pranzo. Comprese ovviamente me, Simonetta, Jenny e le nostre famiglie. Noi tre amiche fin da allora. Figuriamoci adesso che a distanza di un mese abbiamo perso i nostri due amati papà.

5×1000

Ecco che faccio l’egoista. Come ogni anno del  resto, perdonatemi. Ma ne sento il bisogno. Tempo di dichiarazione dei redditi e io salto fuori con la solita richiesta. Quando farete la vostra scegliete per favore di destinare il 5×1000 alla Fondazione di AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) per far fare un passo avanti alla ricerca sulla sclerosi multipla? Grazie.

Cosa fare:

  1. Compilare il modulo 730,
    CU oppure il Modello Unico
  2. Firmare il riquadro “finanziamento
    della ricerca scientifica e delle università”
  3. Inserire il codice fiscale della
    Fondazione di AISM (95051730109)

10mila lire spese bene

È morto ieri Mario Vargas Llosa, l’autore peruviano che nel 2010 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Eccola qui l’intellettualina snob starete dicendo, quella che sa, quella che dice, quella che racconta e che, sotto-sotto, lo fa solo per vantarsene. Allora torno indietro: ieri è morto lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa di cui io ho letto un romanzo solo, Conversazione nella Cattedrale. E pure per caso. È andata così. Era un’estate di parecchi anni fa e sulla spiaggia accanto al negozio di mamma e papà era stata allestita una grande libreria coperta da un tendone. I lunghi scaffali poggiavano sulla sabbia, meglio muoversi tra loro a piedi nudi. Ci andai: avevo in mano, lo ricordo, 10mila lire una cifra che allora ti permetteva di comprare anche una nuova uscita con copertina rigida. Mica come adesso: porta con te trenta euro se vai in libreria, pochi spicci di resto te li ritrovi se scegli una novità. Vabbè, torniamo quell’estate e alle mie 10mila lire. Ho girato molto tra i tanti banchi di quella libreria sulla spiaggia, ma non conoscevo molto di quello che proponevano, di letteratura italiana che io non avessi già letto presentavano poco, tanti i titoli di autori stranieri questo sì invece e molti sudamericani. Mi scocciava chiedere informazioni a chi sedeva dietro la cassa, non volevo sembrare impreparata anche perché lo ero. C’erano molti romanzi di questo Vargas Llosa, nome mai sentito prima, ho cominciato a leggere le sue quarte di copertina, non c’erano gli smart phone allora, mi sarebbero stati molto utili. Mi sono fidata del caso, del mio intuito forse, ho letto qualche pagina di un suo romanzo in particolare, Conversazione nella Cattedrale, ed è su quello che ho investito la mia banconota da 10mila lire. Sono andata alla cassa facendo la faccia di quella che proprio quel titolo cercava e non ho guardato nessuno in volto. Arrivata a casa ho cominciato a leggere, cavolo, che gran scelta avevo fatto. A piedi nudi, sulla sabbia e completamente inconsapevole. A volte ci vuole anche fortuna per spendere bene 10mila lire. O 30euro.

La Settimana Enigmistica

Ecco che me la sono rifatta comprare, dopo anni o forse più, per trascorrere meglio il mio tempo ho pensato, soprattutto quello del pomeriggio, quando metto da parte i libri e vago con pensieri soffocati dalla noia. La Settimana Enigmistica, quella che da giovinetta facevo sempre, d’estate, in negozio dai miei, in quei pomeriggi che inchiodavano per il caldo, coi clienti che rallentavano le loro entrate perché stavano di più in spiaggia, ma io no, lì dietro a quel banco dovevo stare, per aspettarli. Con La Settimana che c’era sempre, è cresciuta con me, con le barzellette, i rebus e le mitiche parole crociate che facevano passare il tempo. E mentre io diventavo più grande procedevo in avanti anche con la scelta dei giochi da fare: da quelle “facilitate”, schema ridotto che qua e là inseriva qualche lettera d’aiuto, a quelle maggiori con definizioni comunque semplici quasi prevedibili, fino a quelle da mezza pagina firmate dai migliori enigmisti italiani, Bartezzaghi, Ghilardi. Per concludere poi con quella senza schema, in ultima pagina, solo spazi bianchi da coprire con la soluzione di definizioni a cui aggiungere anche le caselle nere. Ne ho una nuova in mano quindi, come forma alternativa a scrittura, lettura, ai pochi – pochissimi, lo dichiaro – esercizi di fisio che faccio. Tutto l’insieme che compone quel pacchetto di alternative che metto giù per bollare il tempo, per farlo correre riempendolo di qualcosa di più vivo rispetto ai vuoti di cui si compone. Ma senti un po’ cosa ho scoperto rispetto ai canoni che ricordavo di possedere con la Settimana: mi ha retrocessa al livello di principiante dell’enigmistica. Con la mia boria, il giornaletto in una mano la penna nell’altra, non procedo, sono ferma davanti allo schema, quale che sia. Irritata, detesto riconoscermi ignorante. Riprenderò un libro oggi pomeriggio, quello va almeno. Settimana Enigmistica che non sei altro.