Ieri mattina con Luca sono andata trovare mio zio Vincenzo, fratello di papà, mai sposato, ospitato da mesi in una Residenza Sanitaria per Anziani nella quale, dopo il suo ricovero, siamo andati spesso a fargli visita anche con mamma. Io e lei, oltretutto, nei primi mesi trascorsi in casa senza papà, ogni giorno, dopo esserci occupate di venire a capo delle pulizie casalinghe, a carico suo più che mio, ovvio che sì visto che io, seduta sulle mie ruote, riesco a portare a capo solo piccoli compiti. Eppure ascoltavo lei che, giorno dopo giorno, diceva che faceva sempre più fatica a svolgere i suoi lavori, chissà pensavo, forse è tipico, oggi leggo quelle parole con un altro significato che infatti è arrivato a segnare, maledizione a lui, il silenzioso definitivo addio di mamma. Ma insisto nel volerla ricordare in quel periodo in cui terminati i lavori domestici lei preparava la moka e noi due ci si beveva il caffè insieme e tra chiacchiere e ricordi, anche senza che lui fosse presente tra di noi al termine di pensava a papà. Poi c’era sempre la telefonata da fare a zio Vincenzo che rispondeva con soddisfazione e noi felici certe che questo avrebbe voluto anche papà. E oggi, come allora, vorrei solo che mamma fosse soddisfatta di me, di quello che faccio, che dico, che desidero, che voglio, che metto in campo. Anche senza il caffè che non bevo più ha più con il piacere di quei giorni.
Se telefonando
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela